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L’ADOLESCENZA: UN
PASSAGGIO DIFFICILE
Il termine adolescere in latino significa crescere.
E' una crescita critica, tra l'infanzia
ormai del tutto superata e l’età adulta
a cui da una parte si aspira e dall’altra
si teme.
La pubertà è l'evento peculiare
dell' adolescenza. Nella ragazza la rivoluzione
ormonale è duplice: estrogenica e androginica.
Sotto l 'influenza degli estrogeni si ha l' aumento
di volume del seno e dell' areola. In due o tre
anni si raggiunge un completo sviluppo. Ugualmente
si ha uno sviluppo a livello dei genitali. Dagli
androgeni surrenalici e ovarici dipende la progressiva
comparsa del pelo pubico e ascellare. L'acne,
spesso presente nell'età adolescenziale,
dipende appunto dagli ormoni androgeni. Dall'
azione ormonale sul sistema osseo deriva l'aumento
di statura. La prima mestruazione sopraggiunge
mediamente un paio d'anni dopo i primi segnali
puberali, ossia sui dodici tredici anni.
Nel maschio le trasformazioni somatiche segnano
il decorso della pubertà: peluria,acne,
aumento della statura, la prima eiaculazione.
L'incremento progressivo del testosterone determina
la progressiva e completa maturazione. In entrambi
i sessi la pubertà determina la capacità orgasmica
e con essa quella riproduttiva. L'esplosione
libidica negli adolescenti comporta importanti
mutazioni psicologiche che i genitori dovrebbero
sempre sorvegliare.
Accenniamo ad alcuni aspetti critici dello
sviluppo adolescenziale su cui potrebbero facilmente
innestarsi
situazioni patologiche. Nell'adolescente si
riscontra spesso un desiderio di originalità,
nel senso che egli si percepisce come unico,
diverso
dagli altri. Tale percezione di originalità porta
l' adolescente a comportarsi in modo abitualmente
differenziato. Ciò può significare
gusto della solitudine, del segreto, dell'eccentricità nel
vestire e nel parlare. L'adolescente è spesso
in rivolta verso gli adulti e il loro modo
di pensare. Egli, nel senso di ragazzi e ragazze,
ha profondi dubbi sull' autenticità di
sè e del proprio corpo. Egli è incerto
e bisognoso di essere rassicurato. Teme la
critica degli altri, non vuole essere osservato
ma si
osserva a lungo allo specchio. La tensione
genitale e la masturbazione possono implicare
sentimenti
di colpa e possibili meccanismi di inibizione.
Le situazioni critiche proprie dell'adolescenza
possono dare esito a molteplici problemi di
competenza dello psicologo. Frequente è l'
abbandono della scuola nonostante non vi siano
problemi
di intelligenza. I comportamenti e le condotte
possono ritorcersi contro e all' insuccesso
scolastico può seguire quello sentimentale.
Non rare sono le inibizioni che possono significare
difficoltà a
relazionarsi con il sesso opposto, e incapacità a
esprimersi e a elaborare un pensiero efficace.
Tante volte c'è una sorta di depressione
strisciante caratterizzata da tedio,da mancanza
di interessi, inconcludenza; se poi si passa
all'azione ci potrebbe essere
il pericolo della fuga dalla famiglia, di atti
delinquenziali, di droga, di suicidio. Nel
verificarsi di tali complicanze è intuitivo
il grosso ruolo negativo della famiglia.
Il problema della esatta percezione di normalità e
di patologia nell'età adolescenziale è fondamentale
per i genitori, per gli educatori e per i medici.
Si potrebbe essere indotti, vista l'età critica,
a considerare normali tante situazioni che invece
dovrebbero far elevare l'attenzione. Di fronte
a un comportamento deviante solo lo specialista
può dire in che misura vi concorrono problemi
interni come l'ansia e la depressione, problemi
inerenti al conflitto con la famiglia, o implicazioni
sociali come avviene nelle condotte delinquenziali
e nelle tossicomanie. Sarebbe molto interessante,
ma purtroppo impossibile in questa sede, approfondire
alcune tematiche dei comportamenti devianti,
fughe, vagabondaggi, furto, l'aggressività verso
l'esterno, l'aggressività verso se stessi
(tentativo di suicidio).
Farò alcune considerazioni sulla psicopatologia
dei comportamenti centrati sul corpo. Il corpo è spesso
al centro dei conflitti dell'adolescente. Lo
sconvolgimento portato dalla pubertà modifica
radicalmente l'immagine del corpo a cui il
bambino era abituato. Questo sconvolgimento
implica la
necessità di una ristrutturazione ed
accettazione di sè che può dare
esito a dismorfofobie, ossia l’idea martellante
e distruttiva della inaccettabilità del
proprio corpo, a bouffèe ipocondriache,
ossia paura immotivata delle malattie, a sentimenti
di estraneità che
minano il piacere di partecipare alle situazioni.
A volte è il corpo, in quanto sessuato,
a costituire il terreno di conflitto come avviene
per esempio nell' anoressia mentale e nell'
obesità.
I disturbi delle condotte alimentari sono estremamente
frequenti nell' adolescenza, certamente per
le molte connessioni tra pulsione sessuale
e alimentazione,
ma anche perché il pasto familiare è parte
importante delle interazioni e del conflitto
tra genitori e figli. L'anoressia mentale è una
condizione grave e particolare nel panorama
della psicopatologia, con la netta prevalenza
del sesso
femminile e con la grande ripetitività delle
caratteristiche cliniche. Anche se l'affezione
nelle sue forme gravi è relativamente
rara, situazioni a rischio da sorvegliare attentamente
sono molto più frequenti. Il problema
spesso inizia col desiderio di seguire una
dieta per perdere qualche chilo. Nel giro di
pochi
mesi la situazione precipita e si afferma sempre
più una paura martellante di ingrassare,
nonostante che si perda peso a vista d'occhio.
Spesso l'ossessione di svuotare il tubo digerente
porta al vomito, ai lassativi, ai clisteri,
contribuendo a determinare sempre più gravi
disordini organici. L’anoressia si accompagna
spesso a un’iperattività fisica.
Il disinteresse per la sessualità è costante
e c'è una irriducibile avversione per
le modificazioni corporee della pubertà.
Il dimagrimento può raggiungere limiti
estremi; l'amenorrea insorge abbastanza precocemente
e può persistere a lungo anche dopo
che il peso è stato riacquistato. L’anoressia
mentale maschile è abbastanza rara,
quindi continuiamo a riferirci alle ragazze.
In esse
c’è sempre l’incapacità ad
assumere il ruolo sessuale genitale e ad accettare
quindi le trasformazioni della pubertà.
E' verosimile che nella storia di questi soggetti
vi possano essere rapporti problematici tra
madre e bambino in relazione alla funzione
alimentare;
tali rapporti problematici investono poi le
dinamiche familiari. Quello che è certo è la
presenza di una percezione negativa e di rifiuto
del proprio corpo, che viene odiato nelle sue
caratteristiche di femminilità.
Accanto a questo c'è una idealizzazione
megalomanica per cui il corpo viene vissuto come
indistruttibile, purificato, ascetico, astratto.
L’anoressica è centrata sulla sua
grandiosità narcisistica, e il corpo
asessuato, privo di desiderio rappresenta lo
scenario di
un tragico delirio di onnipotenza.
Accennerò ora ad alcuni frequenti problemi
dell' adolescente legati ai processi mentali.
L’angoscia è una presenza abituale
negli anni dell'adolescenza. Alcune volte la
crisi d'angoscia è limitata nel tempo,
ma molto spesso invece è l’inizio
di situazioni sintomatiche stabili. Si possono
palesare problemi di tipo ipocondriaco, in
cui il corpo ancora una volta rappresenta la
concretizzazione
di una sofferenza psichica,e problemi di tipo
fobico. Tra le condotte fobiche frequenti sono
le dismorfofobie.
Si tratta di inquietudini riguardanti la forma
del corpo nel suo insieme o di una parte di
esso. Le dismorfofobie hanno spesso le caratteristiche
delle idee ossessive con alla base la paura
costante
del rifiuto sociale. Tutte le parti del corpo
possono essere implicate e lo sono in modo
particolare quelle inerenti ai caratteri sessuali
come
il pene e il seno. Le preoccupazioni sulla
figura complessiva vertono spesso sull'obesità,
sulla magrezza., sulla statura e sulle discrepanze
rispetto alI 'immagine longilinea propinata
dalla pubblicità. Le parti del corpo
più frequentemente
oggetto di preoccupazione sono i piedi, il
viso e la testa, l'acne, la paura di arrossire.
Le
dismorfofobie sono derivate da una percezione
soggettiva della trasformazione del corpo,
unita a profondi sentimenti di insicurezza
e a possibili
difficoltà relazionali con i coetanei.
Le fobie della scuola possono comparire in
qualsiasi periodo della vita scolastica. Emerge
sempre
qualche ragione per giustificare il rifiuto;
il timore dell'esame, il disinteresse per le
materie scolastiche, l'apprensione legata
al rapporto con i compagni. La vera causa va
ricercata
nella struttura emotiva ed affettiva di questi
ragazzi,che risultano inibiti, timidi, timorosi
del rapporto sociale. Spesso c'è un
disinteresse generale e questo è un
sicuro indizio di una problematica depressiva.
Alle prime avvisaglie
di questi problemi bisogna consultare lo psicologo
che saprà affrontare le dinamiche che
sottendono la focalizzazione dell'angoscia
sulla situazione scolastica. Spesso, pur nello
stato
di dipendenza familiare, è presente
una carica di aggressività nei confronti
dei genitori. I padri risultano spesso assenti
o
inaccessibili con scarsa efficacia del loro
ruolo. D'altra parte le madri non raramente
hanno avuto
problemi fobici a loro volta. L'evoluzione
di queste difficoltà può essere
positiva a patto che si intervenga adeguatamente.
Di tutti i possibili casi di inibizione dell'
adolescente la timidezza è una condotta
particolarmente frequente. Il timido adotta
sempre dei comportamenti rinunciatari: evita
di rivolgersi
agli sconosciuti, è muto nelle conversazioni
di gruppo, evita ogni attività che può essere
osservata e giudicata dagli altri. A voIte
la timidezza può essere selettiva come
quando riguarda i coetanei dell'altro sesso.
Due meccanismi
sono frequentemente implicati nella timidezza:
sentimenti di colpa, possibili esiti di desideri
sessuali o aggressivi rivolti verso l'esterno,
e la vergogna, legata a sentimenti dismorfofobici.
Ciò spiega la preoccupazione del timido
di essere sempre al centro dell' attenzione
da parte degli altri e di essere una specie
di libro
aperto in cui tutti possono leggere l'insicurezza
e l'impaccio.
La sessualità, come più volte ho
accennato, è centrale nell'adolescenza.
L'essere umano può percepire il proprio
corpo come un tutto unitario solo dopo aver
acquisito la genitalità che implica
anche la consapevolezza di essere un possibile
oggetto delle tendenze
libidiche altrui. La scelta dell'oggetto sessuale
implica una trasformazione dell'atteggiamento
verso gli oggetti genitoriali e un progressivo
passaggio dall'autoerotismo all'eterosessualità.
L'adolescenza è l 'epoca in cui si completa
e si definisce l’ identità sessuale,
intesa come stabile definizione dell' orientamento
rispetto all'altro sesso sia sul piano sociale
che sul piano individuale. Il criterio di un
tranquillo orientamento eterosessuale è molto
utile ai genitori per eventualmente sospettare
delle
difficoltà nei figli. Il sospetto di
omosessualità va
sempre indagato dallo specialista.
Domenico Iannetti
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