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MANGIARE TROPPO, MANGIARE
POCO, MANGIARE MALE: LA STORTURA DI COMPENSARE
COL CIBO I DISAGI EMOTIVI ED AFFETTIVI.
Per l'essere umano il cibo non può essere
visto unicamente nell'ottica della sua funzione
nutritiva poiché oggettivamente ha una
molteplicità di valenze che ne fanno
uno dei perni fondamentali del nostro essere
al mondo. Ciascuno di noi è stato nutrito
dal seno materno che è stato nel contempo
alimento per il corpo e rassicurazione fertilizzante
per la mente. Dunque ancor prima di accedere
ai complessi valori culturali che ogni società in
ogni tempo ha riposto nel cibo, abbiamo dovuto
necessariamente passare per l'esperienza emotivamente
carica con cui la nostra famiglia viveva la
funzione socializzata del mangiare. Già quello
che ho detto fa capire l'assurdità di
delegare al dietologo la soluzione di un rapporto
sbagliato col cibo, come se tutta la questione
potesse essere ridotta a un conteggio delle
calorie. A tal proposito è bene dire
subito che rinforzare nella ragazza a rischio
di anoressia il meccanismo del conteggio maniacale
delle calorie ingerite, è un delitto
che meriterebbe una pena più consistente
di un generico biasimo. Poi se il dietologo
che si sente competente di anoressie, bulimie
e quant'altro non è neppure medico,
dovrebbe secondo me scattare il codice penale.
Nella nostra epoca caratterizzata dalla tirannia delle immagini che hanno la
pretesa di dettare stili e comportamenti esistenziali, la magrezza per le ragazze
e la muscolosità per i ragazzi sono spesso la porta d'accesso per l'insoddisfazione
del proprio corpo. Allora hanno libero spazio i propositori di diete più o
meno strampalate e quasi sempre caratterizzate da pressappochismo. Allora le
palestre divengono centri specialistici in cui il culturista di turno ti spiega
l'uso degli integratori, dei beveroni iperproteici e se del caso ti procura sottobanco
gli ormoni. Il rapporto col proprio corpo, il rapporto con il cibo te li regoli
da solo se sei capace di districarti nell'enorme bailamme di sollecitazioni e
di messaggi, e se hai problemi, auguri! Nella lotteria di una infinità di
competenti bisogna vedere se riesci a venire a capo del tuo esagerato bisogno
di consenso altrui e delle tue profonde insicurezze che ti conducono a sentirti
inadeguato nelle relazioni. Insomma rischi che nessuno ti aiuti a capire che
l'immagine di te che vuoi presentare agli altri è viziata da un ideale
di perfezione del tutto fuori dalle esigenze della vita reale. In questo modo
alimenti un dover essere che ti porta a uno sforzo faticoso in cui il consenso
non riuscirà mai a coprire il sentimento della propria pochezza. Dunque
chi ha un problema di accettazione di se stesso facilmente potrebbe incentrare
sul corpo il proprio donchisciottesco battagliare e cadere nella trappola delle
diete, della chirurgia estetica immotivata e del body building.
Ogni qual volta che c'è ossessione circa il proprio comportamento alimentare,
la competenza deve essere esclusivamente dello psicologo. Altre figure potrebbero
non far altro che aggravare la situazione. Quando un pensiero tende a divorare
tutti gli altri pensieri e a occupare tutta la mente solo lo psicoterapeuta può intervenire;
ogni altro specialista deve farsi da parte. Quando mangiare diviene un problema
il corpo va considerato come l'ultimo anello di una catena a volte assai contorta,
che bisogna districare e capire. Solo un ingenuo potrebbe credere che il primo
anello della catena abbia attinenza con le cose di cui si occupa un dietologo.
L'impulso a mangiare c'è e ci deve essere in tutti; ma se non si riesce
a tradurre in un normale appetito che porta a consumare giuste quantità di
cibo, non bisogna considerare come inevitabile il gioco dello jo-jo. In preda
a un attacco di fame il soggetto ingerisce troppi alimenti e per questo prova
un senso di vergogna e di scontentezza. Se si abitua a far tacere i rimorsi il
mangiare troppo potrebbe divenire la norma e il sovrappeso conseguenza inevitabile.
Se invece c'è bisogno di ristabilire immediatamente il controllo il soggetto
adotterà le metodiche per espellere l'eccesso di calorie: attività sportiva
e salti dei pasti successivi. Ma in una ragazza troppo travagliata dal sentimento
di colpa per aver ecceduto nell'ingestione di cibo potrebbe affacciarsi nella
mente la scorciatoia perversa di procurarsi il vomito. Qui il gioco dello jo-jo
diventa davvero massacrante.
Un peccato di gola in una persona equilibrata non è mai un peccato. Per
una volta si possono mangiare due grosse porzioni di dolce abolendo i carboidrati
nel pasto successivo. Ma quando ogni boccone tende ad intossicare una mente già caratterizzata
dallo stigma del raptus, della dipendenza e dei sentimenti di colpa non è più questione
di tenere una statistica delle calorie ingerite. Che si tratti di anoressia,
di bulimia o di obesità il problema è di natura mentale. L'anoressia
ci introduce spesso in un delirio sul corpo e sulla volontà che ci ricordano
il misticismo delle sante del passato che imparando a dominare i richiami della
carne progredivano rapidamente verso il trapasso alla trascendenza. L'offuscamento
della ragione è ugualmente evidente nella bulimia in cui l'alternanza
tra l'attacco di fame e il vomito procurato porta a conservare inalterato il
peso (tante volte davvero ottimale). La bulimica può essere definita come
un sepolcro imbiancato, una bella facciata con misere cose dietro, e tutto lo
sforzo è concentrato nella finzione, nell'apparire perfetta e inappuntabile,
severa, arrogante, fredda. Si muove talvolta con grande padronanza nella società riscuotendo
ammirazione e facendo di tutto per non permettere a nessuno di avvicinarsi troppo
e scoprire il suo segreto. Il più delle volte la fame smodata, risultante
di meccanismi psicologici spesso restati inesplorati, conduce all'obesità che
equivale alla rinuncia di qualunque tentativo di espellere l'eccesso di calorie.
Legato a un circolo vizioso di vani propositi e di costanti fallimenti l'obeso
erge un'angosciosa barriera tra sé e gli altri compensata illusoriamente
dalle fantasticazioni.
Come si vede tutti i disturbi legati all'assunzione di cibo scavano un vallo
tra sé e il mondo circostante, che viene percepito sempre in modo alterato.
L'anoressica si sente unica e superiore ai comuni mortali che lei vede come dei
deboli in balia del vizio di mangiare. La bulimica offre agli altri un'immagine
di sé falsa e questo non può non significare una grande carica
aggressiva. L'obeso si sottrae all'appetibilità da parte degli altri e
siamo anche qui in presenza di un rifiuto sostanziale. Lo psicoterapeuta quando è chiamato
a lavorare su questi soggetti individua invariabilmente in loro un grande vuoto
di sicurezza, e una enorme paura di vivere i propri ruoli nel mondo. L'anoressica
essendo sostanzialmente incapace di mettersi in causa nelle relazioni si arrocca
in un delirante controllo del proprio organismo e dei propri bisogni. La bulimica
costruisce una propria immagine perfetta che le serve per nascondere a se stessa
e agli altri un io non accettato e temuto. L'obeso è perdente in partenza
nelle relazioni e sarebbe terrorizzato all'idea di entrare in contatto con gli
altri senza la barriera protettiva. Come si vede tra anoressia, bulimia e obesità ci
sono radici in comune che essendo però sotterranee sfuggono facilmente
all'occhio pur attento del medico non specialista del mentale. Il medico quale
che sia la sua specializzazione non deve mai dimenticare che la funzione alimentare
ha il suo fondamento nella fase del poppare la mammella materna e che l'appagamento
del latte succhiato aveva una valenza esclusivamente affettiva e relazionale.
E' da questo rapporto esclusivo e fondante che potrebbe derivare il sentimento
di non aver ricevuto abbastanza, di essere stati privati di qualcosa di fondamentale,
di tentare una rivalsa e un recupero che non riescono ad essere domati dalla
rassegnazione . Nelle persone che soffrono di disturbi alimentari c'è uno
sfalsamento temporale per il quale hanno ricevuto quando non chiedevano e hanno
chiesto senza ricevere. Il bambino così fin dai primi mesi ha imparato
il prendi ora e non ti fare illusioni. E' la stessa mentalità dell'adulto
con disturbi alimentari: scarsa capacità di sopportare le frustrazioni,
avidità, ingordigia, paura di perdere l'affetto, dipendenza affettiva,
eccesso di prevenzione.
Come risulta evidente da quello che ho detto le persone con difficoltà nel
controllo dell'appetito vogliono apparire autonome e indipendenti, ma in realtà sono
tutt'altro. Generalmente hanno un cattivo rapporto con se stesse e non riescono
a prendere le giuste misure relazionali con gli altri. Spesso l'elemento dominante è la
paura di perdere l'amore, così pongono le distanze nel tentativo di rassicurarsi.
Il contatto è un rischio poiché potrebbe dare adito a una richiesta
reciproca di smobilitazioni delle difese. E con il prevalere delle emozioni,
della debolezza, dell'umiltà potrebbe crollare la facciata protettiva
e non essere più credibili nella propria freddezza e nella propria orgogliosa
superiorità. La commozione comporta anche commistione pericolosa con il
prossimo e allora potrebbe tragicamente palesarsi la propria inadeguatezza ad
essere qualcosa di diverso da un groviglio di bisogni insoddisfatti faticosamente
dissimulati. Con il bisogno incoercibile di mangiare o con la negazione di questo
bisogno si mettono a tacere le emozioni e anche il terrore di rivelarsi agli
altri in una condizione ritenuta impresentabile. Questo è l'aspetto che
accomuna i disturbi alimentari con la paura della sessualità. Il terrore
del contatto fisico e psichico si traduce in terrore dell'intrusione, dell'essere
invaso. Le donne che presentano disturbi alimentari invariabilmente hanno difficoltà sessuali
e non riescono facilmente ad abbandonarsi al partner. Questo è del tutto
ovvio se consideriamo gli alti livelli di controllo che agiscono nei disturbi
alimentari. L'anoressica e la bulimica si sono chiuse in una torre fortificata
che non permette alcuno accesso all'assediante, portatore di uno sguardo critico
del tutto intollerabile. Tutto il gioco di queste pazienti si svolge in un meccanismo
di dissimulazione che consiste nel far di tutto perché gli altri non si
accorgano della loro fragilità, dei loro bisogni, del loro terrore di
essere rifiutate. Queste donne non credono alla loro possibilità di essere
amate, e quel poco d'amore se lo devono guadagnare recitando senza cedimenti
la "parte": esseri ammirevoli, forti, intelligenti, inappuntabili in
tutto e per tutto. Spesso le persone affette da questi disturbi sono ancor più complicate
di quelle che hanno un generico bisogno affettivo. Infatti il bisogno si può tradurre
in paura che qualcuno si metta in testa di soddisfarlo e che possa instaurarsi
un legame di cui non si riesca più a fare a meno. Allora si può accendere
una dura battaglia tra il desiderio della fuga (in modo da mettere al riparo
dallo sguardo del pretendente il proprio disastro interiore) e il cedere alla
fame d'amore. Molte volte purtroppo potrebbe averla vinta la furia devastante
della fame o del digiuno.
Domenico Iannetti
SU QUESTI TEMI SONO POSSIBILI CONSULENZE TELEFONICHE
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