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INTELLIGENZA: SE SIETE NATI FERRARI
O UTILITARIA POCO IMPORTA; L'IMPORTANTE E' MANTENERE
LA VETTURA IN PERFETTA EFFICIENZA.
Nessuno può pensare che Leonardo Da Vinci
intelligente ci sia diventato grazie all’ambiente
favorevole in cui è cresciuto. Ma credo
che ugualmente nessuno possa pensare che Leonardo
avrebbe fatto le cose che ha fatto se fosse stato
allevato senza amore. Dunque la risposta alla domanda:
intelligenti si nasce o si diventa? oggi è del
tutto scontata. Intelligenti si nasce e si diventa.
Ma chiediamoci: che cos’è l’intelligenza?
Il discorso potrebbe essere lungo e complesso,
per cui preferisco scegliere una scorciatoia spero
corretta: l’intelligenza è la capacità di
risolvere problemi. Non problemi matematici; ma
problemi che ci si presentano continuamente nel
corso dell’esistenza. Mi rendo conto che è molto
importante oltre alla “capacità”,
la “voglia” di risolvere problemi.
Un depresso potrebbe apparire stupido, e magari è un
genio. Ma se è davvero un genio dovrebbe
trovare vie più rapide ed efficaci per risolvere
la propria depressione. Insomma all’incirca
risolvere meglio i problemi significa essere più intelligenti.
Ma attenzione, chi è più intelligente
non è detto che abbia una migliore qualità di
vita. Il mediocre che nella vita ha avuto tutto
facile e spiattellato dalla famiglia potrebbe vivere
meglio. Ma se la vita gli pone dei problemi, la
cui soluzione non può scaricare ad altri,
l’elemento intelligenza può risultare
decisivo. Se ci guardiamo attorno vediamo che una
massa enorme di persone usa la testa più come
elemento estetico che come centro pensante. La
nostra società è organizzata in modo
che quasi tutto è già pensato. Per
ogni possibile problema c’è già la
soluzione preconfezionata. Ti vuoi divertire? Non
devi inventare nulla, non hai che da scegliere
tra il cinema, il bowling o la discoteca. Hai fame?
Non devi industriarti a catturare la preda, basta
passare al supermercato o direttamente al ristorante.
Anche se hai bisogno di coccole la società ti
ha aiutato a scegliere una persona che è pronta
a fartele. Sei malato? Non hai che da scegliere
il medico e le cure che fanno al tuo caso, e normalmente
il grado di intelligenza non influenza il decorso
verso la guarigione. In una certa misura la società ti
fa mettere il cervello a riposo. In una certa misura… ma
non dimentichiamo che sempre più società vuole
dire complessità. Chi non è sufficientemente
sveglio potrebbe avere difficoltà a districarsi
nella vorticosa espansione tecnologica con i conseguenti
aspetti economici, organizzativi, amministrativi.
Ma sorgono nuove professioni che ci aiutano a sopravvivere
nella complessità. Solo venti anni fa non
avremo mai pensato di non poter fare a meno del
commercialista. Forse il grado d’intelligenza
non è decisivo per essere un membro competente
e inserito nella società, ma è decisivo
per scegliere le vie giuste per superare le angosce
e trovare l’equilibrio interiore.
Una cosa importante da dire subito è che
il grado di intelligenza si può capire esclusivamente
dal comportamento. Il topolino più intelligente
nel labirinto trova più rapidamente la strada
che lo porta al cibo. Un persona che di fronte
alla depressione del figlio si reca dal mago per
fargli togliere il malocchio, è certamente
meno intelligente di chi nella stessa situazione
si rivolge subito al medico. E non c’è minimamente
alcun distinguo da fare in relazione al grado d’istruzione.
Nella nostra società anche un analfabeta
totale deve sapere che il mago non può risolvere
il disagio di nessuno, e se crede che si tratta
di un malocchio da togliere non può che
essere scarsamente intelligente. A tal proposito
dobbiamo dire che dare troppo credito alle credenze
irrazionali non implica normalmente una grande
intelligenza. Chi crede nell’oroscopo si
convinca di non essere un’aquila. E chi vuole
alimentare il dialogo chiedendo all’altro: “di
che segno sei?” non creda di aver deposto
sul tavolo l’asso di briscola. L’intelligenza
o la mancanza di essa si esprime in ogni comportamento,
da quello criminale di sorpassare a destra, all’usare
il turpiloquio come rinforzo del proprio discorso.
I problemi più frequenti del vivere sociale
sono dovuti ai soggetti in cui è spiccato
il binomio scarsa intelligenza e bassi livelli
d’ansia. Basterebbe poter fare seri studi
sulle caratteristiche mentali di chi più frequentemente
provoca incidenti stradali e ci si accorgerebbe
della validità di quanto ho affermato. Ma
procediamo con ordine. L’intelligenza non è una
sola capacità, ma tantissime capacità che
non credo sia molto intelligente stare ad elencare.
Misurare l’intelligenza si può e si
fa normalmente. Ma credere ai Q.I. (quozienti d’intelligenza)
come si crede a un articolo di fede potrebbe essere
anche questo indizio di non grande intelligenza.
Ma allora se anche il solerte psicologo che somministra
i test di intelligenza (e di altro) non dà prova
di grande intelligenza, chiediamoci: chi è intelligente?
Il discorso è lungo e implica mille risposte.
Procediamo sgrossando: è intelligente colui
che nella vita fa pochi danni e tende ad essere
positivo per sé e per gli altri. Chi ha
sostenuto che Hitler era molto intelligente ha
capito ben poco delle facoltà mentali dell’uomo.
Stesse considerazioni per ogni altro dittatore
sanguinario e per i terroristi che colpiscono alla
cieca.
Abbiamo detto che la persona intelligente ha buona
capacità pratica di risolvere i problemi.
Essa fa quindi ragionamenti validi e logici. Quindi
non punta nemmeno mezzo euro sul numero ritardatario
del lotto perché capisce che non c’è una
maggiore probabilità che esca. L’intelligente
di fronte a un problema ne considera tutti gli
aspetti e non lo riduce a pochi elementi illudendosi
che così lo può risolvere meglio.
Chi è più intelligente ha la mente
aperta; alle novità, al punto di vista degli
altri, all’evolvere della situazione. Dunque
non crea contrapposizioni evitabili e capisce che
l’accordo con gli altri è sempre un
vantaggio da non sottovalutare. Sa individuare
bene le caratteristiche delle varie situazioni
e si prende il tempo necessario per capirle davvero.
Di fronte a un problema sa sceglierne l’aspetto
più importante e orientare la sua azione
all’essenziale senza farsi distogliere da
aspetti meno importanti. Sa valutare bene il peso
da dare alle informazioni che riceve e una “sciocchezza” deve
essere in grado di riconoscerla ad un chilometro.
Aspetta di valutare bene le cose prima di prendere
una decisione, e non aspetta troppo se non c’è da
perdere tempo, e sa aspettare se non c’è ragione
di aver fretta. Va sempre alla fonte quando si
deve documentare e non prende per oro colato il
parere di chiunque. Prendere il farmaco che ti
ha consigliato il cugino non sempre è una
scelta sagace. Capisce che tante volte l’inghippo
sta nel modo sbagliato di formulare un problema
e trova il modo migliore per riformularlo. La persona
intelligente è una buona fonte di idee per
gli altri che non devono avere la minima remora
a consultarlo. L’intelligente non risolve
mai un problema creandone un altro, forse più grosso.
Se il problema è di complessa soluzione
l’intelligente valuta se non convenga per
il momento soprassedere in attesa di vederci più chiaro.
Infatti purtroppo l’umanità è perlopiù impegnata
a risolvere i problemi derivati dal tentativo di
risoluzione di altri problemi forse minori. Insomma
i detti: primo non nuocere, e stai con i tuoi pochi
guai, sono pillole di saggezza.
L’intelligenza è indubbiamente costituita
anche dalla capacità verbale di una persona.
Il parlare chiaro e articolato è segno di
intelligenza, al pari del facile fluire delle parole.
Chi continuamente è costretto ad inseguire
per i prati la parola che esprima il concetto,
non è solo carente di memoria. In questo
senso l’intelligente è un buon conversatore,
che è cosa molto diversa dal chiacchierone.
La persona intelligente non pretende mai di essere
un tuttologo, ma è molto competente in un
campo particolare. Se fa l’elettricista sarà un
ottimo elettricista, se fa il medico sarà un
ottimo medico. Coltiva sempre degli interessi,
legge molto, si aggiorna nella sua professione.
Capisce sempre quello che legge e capisce anche
cosa c’è dietro a quello che ha letto.
Non dice mai: quest’argomento non mi interessa
per nulla, e riesce ad interessarsi anche di ciò che è lontano
dai suoi interessi. Non è mai monomanico
nel senso che ha sostanzialmente uno o pochi interessi
nella vita. I patiti del calcio che sostanzialmente
non pensano ad altro, possono pure evitare di fare
il test d’intelligenza poiché il risultato
verterebbe invariabilmente sul medio basso. La
persona intelligente sa trattare con gli altri
e in genere è stimata e rispettata. Nei
discorsi non usa quattro vocaboli con la pretesa
di poter esprimersi dignitosamente, ma ha piacere,
senza far sfoggio, di comunicare con precisione
il suo pensiero. La persona intelligente accetta
tutte le norme sociali indispensabili alla civile
convivenza. Accetta di fare la fila all’ufficio
postale, si ferma allo stop, non si considera mai
superiore a nessuno e pertanto dispensato dal rispetto
delle regole. Chi è poco intelligente tende
ad essere anche poco educato. Arriva sistematicamente
tardi agli appuntamenti e ritiene che chiedere
scusa per un proprio errore sia un optional di
cui si può fare a meno. Chi è intelligente
dovendo fare venti volte la stessa cosa tende a
farla in venti modi diversi. Tenta nuove strade
ma non liquida mai con superficialità le
cose valide e sperimentate.
L’essere umano intelligente ha pochi pregiudizi,
non classifica facilmente gli altri per questa
o quella caratteristica. Rispetta il modo di pensare
del prossimo ma non si accoda facilmente alle opinioni
e agli atteggiamenti correnti rinunciando ad esprimere
il proprio punto di vista. Odia il razzismo, il
massimalismo e l’integralismo religioso.
Ammette sempre i propri errori e non si tira indietro
se si tratta di far fronte alle conseguenze. Ha
interesse per la cultura, propria e degli altri
paesi. Non è xenofobo, e non pensa sistematicamente
che la colpa è degli altri. E’ solidale.
L’egoismo becero è sempre segno di
stupidità. La persona intelligente riflette
prima di parlare e di agire poiché è consapevole
delle conseguenze anche del più piccolo
atto. Anche una parola buttata lì può provocare
una ferita e questo l’intelligente lo sa.
La persona intelligente non sputa giudizi affrettati
ed evita di intrupparsi nelle situazioni che lo
fanno parlare per partito preso. Dunque non porta
mai il cervello all’ammasso e non rinuncia
per nulla al mondo alla libertà di percepire
e di elaborare. La naturale curiosità lo
porta ad esplorare tutti gli aspetti della vita
e a non tradire mai le priorità biologiche
dei ruoli: prima viene sempre quello di genitore,
poi quello di coniuge, di figlio, di parente, di
amico e così via. Una persona intelligente
si può anche innamorare ma per nulla al
mondo lascerà i figli per andare a vivere
con l’amante, facendo l’assurdo tentativo
di cercare felicità sulla strada dell’autolesionismo.
L’intelligente non inganna mai gli altri
e non crea false aspettative. Non pretende di vivere
ruoli contrastanti e inconciliabili. L’intelligente
evita di fare i fritti misti familiari, che se
hanno fatto la gioia degli avvocati matrimonialisti
hanno tutt’altro impatto sui poveri figli
portatori di incolmabili vuoti affettivi.
La persona intelligente può pensare tutto
e il contrario di tutto, ma invariabilmente pensa
in modo semplice ed efficace. E’ tipico delle
menti confuse ed offuscate credere alla magia,
all’esoterismo, alla parapsicologia. E’ tipico
delle menti zoppicanti la convinzione che sappiamo
poco della vita e del mondo e quindi dobbiamo riempire
i vuoti con i versetti della Bibbia e del Corano.
Insomma il problema non è quello della fede
religiosa ma di un modo decisamente stupido di
concepirla. Rifiutare una trasfusione di sangue
perché sarebbe contrario a quello che dice
la bibbia, oltre ad essere un atto criminale odioso
specialmente se colpisce un bambino, è un
problema psichiatrico che purtroppo passa sostanzialmente
inavvertito. In materia di religione c’è lo
strano concetto che la malattia mentale, la stupidità,
la rigidità mentale al di là di ogni
ragionevole normalità debbano avere una
sorta di salvacondotto. Credere nel diavolo: tutto
normale, salvo arricciare il naso di fronte ai
dementi che ne fanno un culto. In effetti come
condannare i riti satanici se si ritiene perfettamente
naturale la figura dell’esorcista? Si condanna
giustamente la droga perché devasta la libertà di
un individuo e si permette che nella mente dei
nostri figli si insinui l’angoscia del peccato
che per cose naturalissime come la sessualità e
il terrore di un’eternità di patimenti
nell’inferno. Diciamolo francamente: avvelenare
la mente degli individui con i relitti del pensiero
primitivo è un’ operazione ancora
tollerabile alla luce di un barlume d’intelligenza?
Io penso di no e tollerarlo è segno di torpore
mentale. Tanta tolleranza di fronte all’irrazionalità del
pensiero religioso ci toglie poi il diritto di
indignarci per i kamikaze che si fanno esplodere
in mezzo alla folla e vanno nell’aldilà a
ricevere la ricompensa. In ogni occasione si potrebbe
obiettare: bisogna rispettare la libertà di
pensiero della gente. Ma davvero siamo disposti
a dare piena cittadinanza al pensiero oscurantista
in nome di irrazionali paure che ancora ci portiamo
dentro? Concludo sottolineando un’altra grande
verità: se non estinguiamo le nostre paure
l’intelligenza non può essere piena.
Domenico Iannetti
SU QUESTI TEMI SONO POSSIBILI CONSULENZE TELEFONICHE
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