 |
ELOGIO DELLA LENTEZZA.
SE VAI IN CERCA DI UN PARADISO PREPARATI CON
UNA LENTA VIVACITA’ DELLA TUA MENTE.
Se nostra madre aveva fretta quando ci teneva
in braccio da piccoli, nella vita siamo partiti
col piede sbagliato. Quell’abbraccio primario
non poteva essere condizionato dalla fretta.
Nel nostro primo amore purtroppo si è spesso
insinuato il veleno angoscioso del tempo che
corre, ed abbiamo imparato l’ansia che
nel corso dei decenni non riusciamo ad espellere
da noi. Il feto nel ventre aveva sperimentato
una lenta quiete fatta di calore e di sciabordio
delle acque. Cullati dai movimenti materni, dal
ritmo del suo cuore e della sua voce, non restava
il minimo spazio all’insorgere dei bisogni.
Dopo la nascita è stato un continuo tentativo
di riappropriarsi del paradiso perduto. La ricerca
del capezzolo per la poppata ci prepara a una
sensazione di voluttà che trascende il
piacere del latte caldo che ci scorre in
bocca. Con la fame si placano anche i fantasmi
angosciosi della perdita. Il desiderio di sentire
la rassicurazione della pelle che si adagia sulla
pelle presuppone una grande calma, lo scorrere
lieto della lentezza. Le gioie provate all’origine
della nostra vita, le esperienze cutanee, il
dondolio, il contatto con l’acqua, i giochi,
il solletico si ripresentano sotto la distesa
mentale che si attiva nell’abbandono di
un rapporto sessuale. Lì se corri, davvero
non vai da nessuna parte. La qualità del
primo rapporto di pelle ha determinato la qualità della
nostra competenza nei nostri rapporti amorosi.
Il contatto cutaneo, perché possa implicare
emozione, comunicazione, rassicurazione, fusione
simbiotica, deve essere necessariamente privo
d’ansia. Perché nella donna si apra
un processo a caduta libera che partendo dall’apertura
della prima attrazione arrivi all’ostensione
dell’apertura vaginale, c’è bisogno
che il tempo non prenda un’andatura vorticosa
ma si spieghi lentamente come fa l’onda
calma sulla riva del mare. E perché nell’uomo
l’allucinazione di due seni e di un triangolo
di peli possano guidare le azioni che esitano
a un’eccezionale concentrazione di sangue
nei corpi cavernosi del pene, la calma deve presiedere
e non deve essere messa in un cantuccio dall’ansia
di prestazione. L’uomo che salta qualche
passaggio importante e arriva di fretta al coito,
non riesce ad uscire dalla propria erezione di
cui si sente terribilmente insicuro e che lo
porta fatalisticamente verso un orgasmo inopinato
e frettoloso. Solo la calma può additare
i sentieri delle carezze e della tenerezza. Così si
dà tempo all’apertura degli scenari
mentali dell’immaginazione. E la donna è al
fianco dell’uomo e non al guinzaglio, come
un cane che ha i secondi contati per espletare
la minzione. L’uomo sale in groppa alla
fretta e la donna con la sua immaturità gli
sorregge l’arcione. Il cavaliere stramazza
dopo aver inciampato nel coito e in una irrefrenabile
eiaculazione, e la dama educatamente fa finta
di nulla ma sistema meticolosamente dentro di
sè le tessere di un rancore tenace.
In ogni cosa della vita ci si dovrebbe chiedere:
non è che sto correndo troppo? Corri pure
se sai con esattezza dove devi arrivare. Ma perlopiù si
corre senza sapere perché. La meta è un
groviglio di fumo e la lucidità della
nostra mente è ben scarsa.
Domenico Iannetti
SONO POSSIBILI CONSULENZE TELEFONICHE CON IL DOTT.
IANNETTI PER I PROBLEMI DI EIACULAZIONE PRECOCE.
PER INFORMAZIONI: info@studioiannetti.it
Per informazioni sui week-end terapeutici presso
il B&B "Villa Oasi" di Perugia, visitare
il sito: www.villaoasiperugia.it
|