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IL MATRIMONIO E' COME UNA CREATURA
VIVENTE: HA BISOGNO DI MILLE ATTENZIONI. QUALCHE
CONSIGLIO PER RIDURNE LA MORBILITA' E LA MORTALITA'.
La salute di un matrimonio è totalmente
dipendente dalla qualità della comunicazione
tra i coniugi. Comunicare significa trasferire
davvero i contenuti mentali dall’uno all’altra.
I contenuti mentali vanno dalla semplice informazione
ai sentimenti più alti come l’amore
e la dedizione. E’ ovvio quindi che capacità di
comunicare vuole dire abilità a dare e a
ricevere. In una persona egocentrica, per esempio,
il dare è disagevole e non comporta alcun
piacere. Contrariamente chi prova piacere nel dare
esperimenta la grande gratificazione di sentirsi
ricco. Certo, nessuno può dare quello che
non ha, e chi ha poco non può largheggiare
nel dono. Nel rapporto d’amore si tratta
di dare se stessi e da qui dovrebbe sempre nascere
l’accortezza di voler dare il massimo.
Un alcolizzato, un eroinomane è ben poco
e nessuno accetta l’eventualità di
ricevere spazzatura come dono. Quello che avviene
frequentemente è che lo scarso valore del
dono è camuffato da una confezione accattivante.
Per mille ragioni siamo un po’ tutti soggetti
ad acquistare incautamente la “patacca”.
E bisogna anche dire che spesso la “patacca” siamo
noi stessi. Insomma un rapporto d’amore funziona
se i due partner sono in grado di darsi cose valide
reciprocamente. Nessuno dovrebbe mai sacrificare
la propria vita per l’altro, ma dovrebbe
ogni giorno offrire la propria gioia di vivere,
le proprie curiosità e interessi, la propria
comprensione, la propria calma, la propria saggezza,
le proprie debolezze, le proprie fragilità.
Comunicare non significa far passare l’aria
tra le corde vocali. Si può parlare fino
allo sfinimento e non dire nulla, o non dire nulla
alla mente di chi ci ascolta. Le parole devono
valere qualcosa e devono essere accolte dall’interlocutore.
A nessuno piace buttare le perle ai porci e nessuno
deve sentirsi legittimato ad usare gli specchietti
per le allodole. Spesso la comunicazione non verbale
contraddice quella verbale. L’espressione
del viso, il tono della voce, le posture del corpo,
la distanza a cui l’interlocutore si pone
possono dire molto più delle parole. Sono
poche le persone che faticano a capire se l’altro
prova per loro simpatia o antipatia, quali che
siano le parole che si dicono. Puoi dire a una
donna che l’ami, ma se sei troppo frenato
nel toccarla giustamente lei non ti crederà.
Ci sono troppe persone che usano la meravigliosa
facoltà della parola per ingannare il prossimo.
Così finisce che alla fiera delle chiacchiere
si commercia solo paccottiglia spregevole. Questo
potrebbe consigliare qualcuno a ritirarsi nella
torre granitica della diffidenza sistematica. Il
dramma della incomunicabilità umana si può cominciare
a risolvere facendo uscire da noi solo parole autentiche
accompagnate da gesti conseguenti. Allora tutto
il problema sta nel capire che se tessiamo una
trama falsa , doppia, contraddittoria c’è qualcosa
che non va in noi e dobbiamo farci aiutare per
correggerla. Dobbiamo riappropriarci dei gesti,
delle risate, dei sospiri, delle pause e dei silenzi,
dell’intonazione e della mimica per esprimere
esattamente quello che sentiamo dentro e nulla
altro.
Circa la comunicazione nella coppia il sesso gioca
un ruolo importante. Come per la comunicazione
verbale sono necessarie padronanza e ricchezza
della lingua, così per la comunicazione
sessuale è necessaria la padronanza della
propria mente, del proprio corpo e delle risposte
di entrambi. In poche parole bisogna avere le carte
in regola per essere davvero competenti ad esprimerci
sessualmente. I processi della crescita ci devono
aver portato a integrare una personalità equilibrata
con una matura espressione della libido.
Dunque non si diventa automaticamente uomini o
donne in grado di amare sessualmente, solo in virtù dell’età.
Quindi non basta aver superato senza apparenti
problemi l’adolescenza per essere in grado
di intraprendere l’iter che porta alla costruzione
della coppia stabile. Tanti problemi della futura
coppia sarebbero stati ben visibili nella situazione
psicologica dei singoli aspiranti coniugi, solo
se si fosse chiesta la consulenza di uno specialista
competente. Il comportamento sessuale risponde
indubbiamente a un copione che ci portiamo dentro,
ma ahimè corretto a volte drasticamente
dai centri dell’emotività. Per esempio
l’eiaculazione precoce è una difficoltà da
leggere (e quindi risolvere) nell’ottica
precisa delle varie tipologie della responsività emotiva.
Questo e altri disturbi sessuali sia nell’uomo
che nella donna comportano poi quella diffusa condizione
costituita dalla commistione di ansia da prestazione
e timore di non piacere più al partner.
Qui dobbiamo denunciare la pericolosità di
certi “specialisti del sesso” che pretendono
di curare la disfunzione sessuale prendendola di
petto e non chiedendosi minimamente quale difficoltà psicologica
o mentale ne costituisca la causa. Deve essere
chiaro che i problemi sessuali avendo quasi sempre
una causa psicologica devono essere affrontati
e risolti con una terapia psicologica. Questo anche
per evitare di rinforzare la stortura mentale di
tanti che pretendono di vivere un “sesso
a tutti i costi” senza prendere in considerazione
le anomalie della loro personalità. Bisognerebbe
promuovere la cultura della crescita personale
come indispensabile presupposto di unioni stabili
e di coppie genitoriali davvero positive. E’ assurdo
il persistere della legge del possesso e della
gelosia come unico legante nel rapporto coniugale.
La fedeltà nella coppia non deve trovare
la sua ragione in un rozzo e primitivo diritto
di esclusività dell’uso sessuale del
corpo dell’altro, ma in un mutuo patto di
crescita e di perfezionamento. L’amore coniugale è autentico
solo se suggella l’incontro di due personalità equilibrate
che insieme hanno sperimentato la pienezza del
loro essere maschio e femmina.
I matrimoni entrano in crisi e saltano soprattutto
a causa del nanismo psicologico dei partner che
hanno fondato l’unione sulla sola attrazione
e sul solipsismo del piacere erotico che non è andato
mai al di là di un onanismo sostanziale.
In altri articoli ho sottolineato come l’intelligenza
sia decisiva per risolvere positivamente i problemi
esistenziali. Per arginare i conflitti nella coppia
prima che essi diventino distruttivi l’intelligenza è davvero
indispensabile, soprattutto per gestire positivamente
sentimenti negativi come l’invidia, il fastidio,
la rabbia.
Di fronte ai sentimenti negativi del coniuge bisogna
evitare di pensare: non mi ama più; e intensificare
il dialogo e lo sforzo per comprendere davvero.
Poi è opportuno non sentirsi sempre titolari
di “diritti”. Diritto di essere consolato,
gratificato, accudito, accolto nelle richieste
sessuali. Qualunque persona per vivere bene un
rapporto deve essere in grado di camminare con
le propri gambe. Di fronte alle difficoltà bisogna
resistere alla miope tentazione di cercarsi un
sostituto o una ruota di scorta. Un nuovo partner
ti può dare la sensazione di aver trovato
quello che hai invano cercato in tuo marito o in
tua moglie. Poi invariabilmente ti accorgi che
ognuno ha i suoi difetti e la strada nuova è equivalente
se non peggiore della vecchia. Una persona intelligente
non cambia partner facilmente soprattutto se egli è il
genitore dei propri figli. Spesso i problemi di
coppia sono frutto di pigrizia mentale che porta
a comportamenti ripetitivi e caratterizzati da
mancanza di comunicazione. Allora prima che la
situazione marcisca bisogna trovare il guizzo che
permetta di uscire dallo stagno insalubre. Per
fare questo bisogna vincere la convinzione che è tutto
inutile perché l’altro non ti ama
più. Non bisogna mai aver paura di perdere
la supremazia. Il matrimonio non deve essere il
ring di una feroce lotta per il potere, ma l’attuazione
più naturale del grande vantaggio della
collaborazione. Bisogna imparare a riconoscere
il proprio torto ed essere contenti di chiedere
scusa se la colpa ci appartiene. La tolleranza è uno
strumento indispensabile per una positiva convivenza
col prossimo e arrivare a trovarsi insopportabili
con chi si è condiviso decenni di vita è davvero
un’assurdità. La diversità tra
le persone che costituiscono una coppia non giustifica
mai la difficoltà relazionale. La base primaria
della capacità relazionale è l’accettazione
della peculiarità di ciascuna persona. Come
saremmo tristi e angosciati se gli altri fossero
i nostri cloni.
Una delle più importanti consapevolezze
che bisogna avere circa il matrimonio è che
ogni relazione umana per reggersi deve mutare nel
tempo. Come ogni organismo vivente il matrimonio è soggetto
al mutamento, che molto spesso vuol dire crisi.
La parola crisi non deve spaventare, soprattutto
se si traduce in una crescita. Per dare vita alla
famiglia i partner hanno dovuto rivoluzionare la
loro vita, cambiando abitudini e adattandosi l’una
all’altro. La rivoluzione continua con la
nascita dei figli quando bisogna impersonare il
nuovo ruolo di genitori e prendere coscienza che
il rapporto di coppia non può essere più quello
di prima. Le tappe della crescita dei figli implicano
una mutazione continua che non tollera alcuna rigidità e
alcuna nostalgia per il passato. E quando i figli
abbandoneranno la casa per costruire a loro volta
una famiglia la coppia non deve entrare in un sentimento
angoscioso di inutilità e deve riscoprire
dopo l’ennesima mutazione le ragioni per
proseguire con soddisfazione la convivenza. Dagli
esordi fino al capo di una lunga navigazione, l’insidia
più frequente è la noia.
Tantissime coppie entrano in crisi perché trovano
che la loro vita sessuale non è più eccitante
come una volta. E tante volte si palesa il sospetto
che si ha rapporto più per dovere che per
piacere. La vita è fatta di tanti doveri
ma tra questi non va mai assolutamente incluso
quello del rapporto sessuale. Il desiderio sessuale è la
diretta derivazione del benessere mentale delle
persone, e se declina non è mai a causa
dello stillicidio degli anni che passano ma a causa
della monotonia interiore e della ripetitività dei
gesti. Che cosa fare dunque se la vita sessuale
della coppia è caratterizzata dal grigiore?
Per prima cosa consultare lo specialista che è in
grado di mettere in luce ogni eventuale problema
e di indicare le vie per risolverlo. Poi fare di
tutto per migliorare la comunicazione. I nostri
desideri devono essere esplicitati al partner,
insieme al massimo di attenzione ai desideri dell’altro
versante. Molto spesso nella percezione dell’insoddisfazione
si predilige il gioco dello scaricabarile. Si incolpa
l’altro sistematicamente pur di evitare l’eventualità dell’autocritica.
Spesso nel matrimonio si finisce per dare il peggio
di se stessi. Mentalmente si tirano i remi in barca
e si sono seppellite definitivamente tutte le accortezze
che di solito si mettono in atto nel corteggiamento.
In tutti i rapporti umani si può essere
carenti soprattutto a causa della pigrizia mentale.
Il pigro mentale non è mai creativo; se
comincia a fare una cosa in un certo modo continuerà sempre
a farla in quel modo. Ci sono uomini per i quali
la sessualità è esclusivamente letto
e penetrazione. Per costoro la tenerezza potrebbe
essere solo una vuota espressione linguistica.
Nella ripetitività meccanica le emozioni
non possono che morire. La passività di
certe donne non può che essere raggelante
per il desiderio maschile. I preludi sono anch’essi
caratterizzati da ripetitività e fretta,
come a dire: non la facciamo troppo lunga. Quando
il tempo mentale dedicato all’intimità è risicato,
anche per effetto della vita frenetica, il tempo
concreto ha sempre il carattere del ritaglio. Si
officia quel rito striminzito per un senso di colpa
(sono già passati quindici giorni dall’ultima
volta) e anche per il timore che l’altro
possa decidere di scaricare altrove le eventuali
pulsioni. Può succedere che i coniugi abbiano
un diverso appetito sessuale, ma se si comunica
e si partecipa normalmente si arriva alla reciproca
gratificazione. E’ ovvio che in caso di qualunque
difficoltà bisogna chiarirsi le idee consultando
lo specialista. Nessuno di noi trascurerebbe un
qualunque dolore persistente, ma molti scelgono
di convivere (con rassegnazione) con l’avvilimento
di una sessualità senza gioia. Di fronte
all’insoddisfazione sessuale il primo impulso è quello
di buttare l’immondizia in cantina: non si
ha il coraggio di affrontare con franchezza il
problema col partner. Si ha paura che parlandone
si possa colpire a morte il rapporto e non ci si
rende conto che è proprio il silenzio il
veleno che alla lunga risulterà letale.
Tante volte c’è scarsa capacità di
confrontarsi sui problemi poiché i sentimenti
di insicurezza consigliano aggressività e
negazione sistematica della propria responsabilità.
La malattia più frequente delle relazioni
coniugali è l’infantilismo, caratterizzato
dalla pretesa che vengano soddisfatti i nostri
bisogni affettivi e dall’incapacità di
capire i bisogni affettivi dell’altro. Poi
la scarsa onestà ha la sua brava incidenza
nelle difficoltà di coppia poiché si
tende ad apparire migliori di quello che effettivamente
si è negando i difetti propri e sottolineando
quelli altrui. Insomma l’arte di camuffare,
di intorbidare le acque, di giocare a rimpiattino è il
vizio di tanti menage coniugali. Il mondo in generale
andrebbe molto meglio se ci fosse più correttezza
e onestà delle persone. Ma il vero problema è che
si è ben lungi dal capire che la scarsa
correttezza deriva da squilibri psicologici e che
tutti dovrebbero avvertire il dovere di migliorarsi
dal punto di vista mentale. Tutti capiscono la
necessità di lavarsi e di vestirsi in modo
accettabile, pochi capiscono se la propria psicologia
sia abbastanza presentabile. Il decoro dell’essere
persona gradevole e appetita dagli altri ha come
referente quasi unico il corpo. E la mente? Se
si è un grumo d’insicurezza, di invidia,
di ansia, di cattivo umore nulla conta nel decoro
del presentarsi agli altri? Se il menage finisce
per essere governato dalla noia e dall’apatia
la reazione oscilla tra la fatalistica rassegnazione
e lo scaricare l’intera colpa sull’altro.
Poche volte si è disposti a mettersi in
discussione richiedendo l’aiuto di uno psicologo.
Infine bisogna accennare a un’altra grave
malattia del rapporto di coppia: l’assurda
pretesa dell’eterna giovinezza. Si è lì a
monitorare che non c’è più l’emozione
o il fascino del primo incontro. Si sta lì a
spiare se l’altro è ancora folle d’amore
e ossessionato dai fiori per l’anniversario,
da S. Valentino e chissà altro ancora. Si
tende a considerare come definitivo fallimento
ogni momentanea perdita di interesse. Poco poco
si ha la prova di un tradimento il caso diviene
di pertinenza dell’avvocato. Insomma tra
avvocati, chirurghi estetici, illusioni di poter
rivivere la folle passione dei propri vent’ anni
si fa di tutto pur di evitare la strada della saggezza.
La grande verità è una sola e la
esprimo con un consiglio. Impegnatevi seriamente
per crescere come persone; tutto il resto viene
di conseguenza, ivi compreso un ottimo rapporto
coniugale.
Domenico Iannetti
SONO POSSIBILI CONSULENZE TELEFONICHE CON IL DOTT.
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