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IL PIACERE SESSUALE: QUANDO TRA
COMPORTAMENTI ACCETTABILI E COMPORTAMENTI PATOLOGICI
C'E' UN SOTTILE CONFINE.
A volte l'amore confina con l'odio, la passione
amorosa ha contatti con l'aggressività,
il sesso si tramuta in violenza. Quando la psicologia
dei partner è offuscata da lievi o meno
lievi squilibri facilmente possono prendere il
sopravvento le tendenze autodistruttive per cui
il rapporto diviene morboso in quanto oscillante
tra appagamento sessuale e bisogno di umiliare
o di essere umiliati. Quando l'elemento della sofferenza,
sia come voglia di infliggerla o come bisogno di
subirla, si mescola al desiderio dell'unione serena,
la patologia è alle porte. Nel gioco del
rapporto di coppia la violenza fisica non sempre è la
manifestazione patologica peggiore. Spesso vi sono
forme di maltrattamento più elusive e inapparenti
che procurano il massimo di disagio. Non di rado
ogni elemento della coppia riveste alternativamente
il ruolo della vittima e quello del carnefice con
il risultato di non farsi mai mancare il reciproco
tormento. Vi sono coppie in cui l'esclusiva occupazione
dei due partner è la ricerca di ogni elemento
che possa giustificare la critica velenosa e il
sadismo spietato. Essendo entrambi impegnati a
infierire sui punti deboli dell'altro questi partner
appaiono come due pugili suonati che al centro
del ring si lavorano reciprocamente ai fianchi
senza avere minimamente la forza per il colpo risolutore.
Nessun tribunale sanzionerà mai l'assurda pretesa di una moglie che
considera il marito come quello che deve portare i soldi a casa e che in caso
di separazione diviene automaticamente un genitore senza diritti sostanziali
(infatti sarà lei ad arrogarsi il diritto di decidere se i figli vogliono
o no vedere il padre). Ogni qual volta un coniuge diviene vittima designata
di un meccanismo orchestrato dall'altro o orchestrato dalle circostanze, si
entra in una dimensione odiosa e immorale che però sfugge perlopiù ai
soloni dispensatori di patenti di normalità e di moralità.
L'aggressività sfogata nel sesso ha un alto tasso di pericolosità sociale
non solo per le manifestazioni più eclatanti ma anche per quelle che
hanno lo stillicidio della quotidianità. Lo stupro ha purtroppo una
notevole frequenza e rappresenta un'aggressione per la quale si cerca di ottenere
un rapporto sessuale senza il consenso dall'altra parte. Si possono usare la
forza, le minacce, l'inganno o l'abuso di potere sempre ai danni di una persona
psicologicamente più debole o in condizioni di difficoltà. Sia
gli stupratori che le loro vittime possono appartenere a tutte le classi sociali,
anche se una mentalità estremista e maschilista può costituire
un terreno molto fertile per tale tipo di violenza come fu il caso famoso del
Circeo. Qualche rara volta la donna può essere la parte aggredente di
uno stupro, ma di solito ne è la vittima soprattutto in età adolescenziale
e giovanile.
Cosa diversa dallo stupro è la molestia sessuale rivolta a un soggetto
maggiorenne. Quando sussiste la nozione dell'abuso su una persona debole o
sottoposta, è giusto che la molestia venga adeguatamente punità.
Ma bisogna stare attenti a non scambiare per molestia ogni avance sessuale
o ogni gesto galante e di corteggiamento. Quando una donna non accetta le attenzione
di un corteggiatore è bene che lo dica fuori dai denti e non ingeneri
equivoci di cui il malcapitato casanova potrebbe essere la pura vittima. Un'implicazione
giudiziaria che si presenta a un innocente corteggiatore che si era sentito
autorizzato ad allungare la mano sotto la gonna dopo una cena apparentemente
cordiale e con profusione di sorrisi, a me pare un'autentica violenza ma da
parte della donna. Un cittadino qualunque non è tenuto a sapere quello
che gira nella testa di un soggetto femminile che trova gradevole l'invito
a cena ma odioso il tentativo successivo di essere baciata.
Quando si tratta di vero stupro la legge è giustamente severa. La donna
che subisce questo genere di violenza deve sottoporsi a visita ginecologica
in primo luogo per raccogliere tracce di sperma che costituirà elemento
prezioso per l'accusa e per inchiodare il colpevole. Parallelamente la visita
servirà a rilevare le lesioni sia vaginali che corporee prodotte dall'aggressione.
E' bene ricorrere a una struttura ospedaliera pubblica in cui è normalmente
agevole il collegamento con gli uffici di polizia a cui la certificazione medica
sarà immediatamente comunicata. Ovviamente la donna che ha subito violenza
non deve frapporre alcun indugio e presentarsi al Pronto Soccorso senza lavarsi
né cambiarsi indumenti. Si considera stupro ogni congiunzione carnale
con minori di 14 anni o con minorati psichici. Lo stesso vale per soggetti
di età tra i 14 e i 16 anni quando la congiunzione avviene da parte
di un genitore, del tutore, di un insegnante o di un medico nell'esercizio
delle loro funzioni. Si tratta di stupro quando la congiunzione carnale è ottenuta
tramite costrizione o inganno. La forza fisica impiegata può essere
di varia entità purché idonea a vincere la resistenza della vittima.
Ovviamente occorre che quest'ultima esprima con comportamenti chiari il proprio
dissenso, in particolare all'inizio del contatto. La giurisprudenza infatti
non ha ritenuto indispensabile che la manifestazione violenta si protragga
per tutta la durata del rapporto; è stupro quando si approfitta dello
stato di prostrazione e dell'incapacità fisica a resistere della vittima.
Con il termine di violenza carnale non si intende esclusivamente un coito completo
o l'eiaculazione; ci può essere solo una penetrazione parziale perché il
coito sia considerato avvenuto. Quando il coito manca non si parla di stupro
bensì di atti di libidine violenta e la pena da 3 a 10 anni di reclusione
viene ridotta di un terzo. E' interessante sottolineare che si può essere
condannati per delitti di violenza sessuale anche se la vittima è il
coniuge legittimamente in atto.
La cronaca quotidiana ci dice che troppo spesso si muore per motivi che attengono
all'attrazione sessuale. Un ex fidanzato che torna ossessivamente alla carica
e che giura vendetta quando la questione diviene di pertinenza dei carabinieri.
Un marito separato che non riesce a farsi una ragione che l'ex moglie abbia
un altro. Come si vede non è sempre un soggetto chiaramente affetto
da perversione che può giungere ad uccidere. L'aggressività mischiata
al sesso ha le potenzialità per essere letale. Spesso accade che l'impulso
erotico porti all'insidia nei confronti di un non consenziente, e che l'assassinio
si verifichi nel tentativo di nascondere la prova del primo delitto. Altre
volte il perverso cede all'impulso di distruggere l'oggetto del suo desiderio,
quasi in un aberrante tentativo di essere normale.
Le violenze sessuali sui minori destano giustamente le maggiori preoccupazioni
da parte della società civile. Un tempo l'età interessata era
quella adolescenziale, oggi la consapevolezza sul fenomeno della pedofilia
ci fa considerare a rischio i bambini più piccoli e perfino i piccolissimi.
Accanto alla violenza classica costituita da sodomia sui maschi e penetrazione
sulle femmine, si hanno più frequentemente abusi costituiti da esposizione
dei genitali del bambino e dell'adulto, da toccamenti reciproci e da linguaggio
osceno. Non raramente l'abietto malfattore, volendo prolungare nel tempo le
sue insidie, unisce le minacce e anche violenza fisica e percosse e maltrattamenti
al minore. L'insidia più venefica deriva dall'ambiente familiare stesso.
Il caso più frequente è quello tra padre e figlia. Perlopiù questi
fatti abietti non insorgono all'improvviso ma hanno il loro humus in anni ed
anni di innocente accudimento. In altri casi l'abiezione paterna ha interessato
altri figli, che solo con la consapevolezza della maturità si decidono
a denunciare i fatti. Spesso la madre è al corrente ma non interviene
avendo distorsioni di personalità che la inducono a dipendenza o a paure
eccessive. L'insidia familiare può venire facilmente da frequentatori
abituali della casa, come amici e parenti. Nella mia esperienza è stata
ricorrente la figura (rassicurante e al di sopra di ogni sospetto) dello zio
acquisito. Questo soggetto viscido può essere incoraggiato dalla convinzione
di non commettere un vero e proprio incesto. L'insidia che viene da fuori casa è certamente
più attinente al pedofilo e alla sua pericolosità, ma il potere
difensivo e di prevenzione della famiglia è certamente maggiore. In
questo senso non bisogna mai commettere l'errore di ritenere chi che sia al
di sopra di ogni sospetto, anche se si tratta del medico o del parroco.
Quando il commercio incentrato sulla prostituzione concerne i minorenni, bisogna
mobilitare tutte le risorse per distruggere il turpe fenomeno. Poche cose risultano
più intollerabili del cosidetto "turismo sessuale" che sfruttando
la povertà di tanti popoli, fa scempio della dignità dei bambini
e dei preadolescenti. La prostituzione adulta è affetta da un altro intollerabile
bubbone: lo sfruttamento da parte della malavita e di loschi individui. E' anche
per questo che il piacere di andare con una prostituta confina con il masochismo.
In effetti il piacere è ben misero se si considera la rapidità del
rapporto, il rischio delle malattie e lo squallore dell'ambiente. Credo che il
cliente delle prostitute sia già affetto da una dose di depressione, che
invariabilmente aumenta a causa di quel rapporto. L'uomo frequentatore abituale
di prostitute farebbe bene a convincersi di avere un urgente bisogno dello psicologo.
Tanto più che molti affidano alla meretrice stessa le confidenze delle
proprie problematiche esistenziali.
Tanto che ci siamo conviene dare uno sguardo a ciò che probabilmente gira
nella mente di una prostituta. Non sempre è la miseria materiale a consigliare
di intraprendere questa strada. Infatti le prostitute appartengono a ogni ceto
sociale e spesso non sono prive di istruzione. Talvolta nella loro storia c'è un
abuso sessuale di cui sono state vittime in giovane età, e spesso un inizio
precocissimo dell'attività erotica. Comunque ciò che è generalmente
ravvisabile nella psicologia di queste donne è l'ambizione. L'ambizione
dell'indipendenza economica e della conseguente rispettabilità sociale.
Non c'è la pazienza di guadagnarsi il pane giornaliero con un normale
lavoro; si cerca il guadagno facile poiché forte ed impellente è il
desiderio di potere e di dominanza. La prostituta che sceglie senza costrizioni
esterne la propria attività tiene molto alla sua "normalità":
in casa, con l'amante, con il marito, con i figli, con gli amici. Sul lavoro
diviene una macchina per far soldi: recita il suo copione sempre fisso, stessi
atteggiamenti, stesse parole, stesse finzioni all'unico scopo che l'orgasmo del
cliente arrivi il più presto possibile, in modo da lasciare il posto a
un altro. La prostituta, salvo rare eccezioni, è l'antitesi della generosità.
Non regala amore, come diceva una celebre canzone di De André, a chi ha
bisogno d'amore; bensì ha un atteggiamento predatorio mosso sostanzialmente
dal disprezzo per quell'accattone che però ha nel portafogli la somma
pattuita.
Indubbiamente, se il mondo fosse diverso da quello che è, anche la prostituzione
sia delle donne che degli uomini potrebbe avere un valore sociale non disprezzabile.
Pensiamo solo a quanti portatori di handicap sono esclusi da un minimo di vita
sessuale dignitosa. In tanti casi chi ha la "vocazione" di offrire
sesso a pagamento potrebbe essere davvero un benemerito purché fosse fornito
da un minimo di spirito di servizio. Ma se la società ne fa un reietto
e un delinquente da disprezzare come potrebbe l'operatore del sesso a pagamento
acquistare professionalità e dignità? Uno dei mali non secondari
del nostro vivere associati è la sessuofobia e il moralismo applicato
alle cose del sesso. L'essere umano è affetto da un antico male: quello
di aver paura della sua propria libertà, e per questo è indotto
a costruirsi gabbie con le sue stesse mani.
La legge Merlin del 1958 abolì i bordelli nel nostro Paese. Molti la considerano
una scelta di civiltà. Io avrei qualche dubbio visto quello che è successo
dopo. I nostri anziani che si ricordano delle "case chiuse" provano
una punta di nostalgia non solo per il riferimento agli anni della giovinezza.
Spesso i bordelli di una volta avevano più note di fascino che lo squallore
di ricettacolo di miserie umane. Non è solo la poesia di certi film di
Federico Fellini che ci fa dire che la prostituzione di oggi rappresenta un arretramento
rispetto a quella di ieri. Le prostitute di allora avevano una carica di umanità molto
maggiore quale che fosse la categoria del bordello. I giovani vi effettuavano
il proprio apprendistato e si trovavano a contatto con donne che avevano una
sollecitudine materna nei loro confronti. L'igiene era una preoccupazione costante
e le prostitute avevano l'occhio clinico per il minimo accenno di malattie veneree.
Esse stesse venivano sottoposte costantemente a visite mediche e due volte al
mese cambiavano domicilio spostandosi in altre città. Al di fuori del
luogo di lavoro queste signore erano distinte ed eleganti e non venivano mai
fatte oggetto di atteggiamenti poco rispettosi. L'accesso al casino era rigorosamente
riservato ai maggiori di diciotto anni dietro pagamento del biglietto d'ingresso.
La sala d'attesa costituiva un vero e proprio ritrovo di varia umanità:
studenti, militari, professionisti, operai. Nessuno si vergognava di essere lì.
C'era chi pagava di più per avere maggiore disponibilità di tempo
e chi, potendoselo permettere, riservava un salottino privato per non farsi vedere
dagli altri clienti. La scelta avveniva "de visu" con le signore in
atteggiamenti procaci che passeggiavano al centro della sala. Erano situazioni
sicuramente benefiche per la psicologia del maschio poiché riportavano
a dimensioni più naturali la sessualità che non si caricava mai
degli accenti drammatici della inibizione e della fobia.
Domenico Iannetti
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