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OSSESSIONI: QUANDO LA MENTE E'
COSTRETTA A BALLARE UN UNICO MINUETTO.
I pensieri nella mente devono essere come i pesci
in un acquario: molti, liberi, colorati e vari.
Immaginate cosa succede se un perfido getta nell'acqua
dell'acquario un piranha della peggior specie.
In poco tempo i pesci liberi e colorati scompaiono
e alla fine rimane sulla scena un solo pesce, temibile
e perverso. La persistenza del pensiero è un
meccanismo del tutto normale per il corretto funzionamento
della mente. Non potremmo essere conseguenti nelle
preoccupazioni se per esempio il pensiero della
bronchite di nostro figlio non tendesse a permanere
nella nostra mente. Tante volte il pensiero che
permane è banale, come il motivetto di una
canzone che ti ci alzi al mattino e ti accompagna
magari fino a sera. In questi casi la vita dell'acquario è tutt'altro
che sconvolta: c'è un pesce (magari più vanitoso
degli altri) che tende a guadagnare il centro della
scena, ma gli altri pesci ci sono e si muovono
anch'essi con sufficiente libertà. Dunque
il vero problema è la presenza del piranha,
ossia di quel pensiero che all'inizio sembra uno
dei tanti ma che a poco a poco divora tutti gli
altri e occupa stabilmente col suo corpaccione
tutto lo spazio.
Il trovarsi preda di un'ossessione, ossia di reazioni emotive in cui la fanno
da padrone pensieri insistenti e non desiderati e in cui c'è la spinta
a comportamenti anch'essi indesiderati, è un'eventualità che non
può riguardare indifferenziatamente chiunque. Esistono caratteristiche
individuali che predispongono a quella che una volta veniva chiamata nevrosi
ossessivo-coatta. I tratti del carattere ossessivo, che nelle forme sfumate può risultare
perfino vantaggioso, sono incentrati in comportamenti che normalmente si definiscono
perfezionistici. L'amore per l'ordine caratterizza tutte le attività di
questi soggetti. C'è una vera e propria mania per le cose al loro posto
e ogni forma di disordine crea inquietudine. In ogni cosa che si fa c'è una
notevole diligenza e una cura particolare per il dettaglio e per la precisione.
Si ha una peculiare attenzione per la pulizia personale, degli oggetti e degli
ambienti. Si ha un vero culto della puntualità e anche un lieve ritardo
può procurare un senso d'angoscia. C'è una grande propensione per
il collezionismo e quando si dedica tutta una vita alla collezione di qualcosa è segno
certo di un carattere di tipo ossessivo. La meticolosità e la precisione
non guastano mai in nessun caso, anzi per tanti mestieri sono una condizione
indispensabile, e perciò non ci devono mai indurre a ritenerle sicuro
indizio di tendenze ossessive. Quando queste tendenze ci sono non raramente danno
dei precisi segnali di disagio che preludono alla possibilità dell'effetto
piranha. Il fanatismo, in tutte le sue forme purtroppo non di rado tragiche, è una
manifestazione ossessiva in cui risulta evidente la devastazione della varietà della
mente e l'instaurazione di un grigio, ripetitivo e tirannico refrain.
Il paziente ossessivo quando si presenta allo specialista teme di non essere
compreso col suo pesante fardello e quindi si dilunga esponendo minuziosamente
i propri sintomi. In realtà le ossessioni sono la cosa più facile
da diagnosticare anche se presentano una grandissima varietà di forme.
Ci può essere la casalinga che dopo aver torturato per anni i familiari
con la cera sui pavimenti e con le pattine da mettere ai piedi, è giunta
a doversi alzare anche la notte per spolverare i lampadari. Ci può essere
il collezionista di soldatini di piombo che spende sempre più la sua giornata
a spostare in modo impercettibile ogni singolo pezzo. Ci può essere il
signore che per non rischiare di non sapere l'ora esatta porta sempre con sé un
secondo orologio. Albert Camus nel suo romanzo "La peste" descrive
l'attività di un vecchietto che passava il suo tempo a travasare da un
contenitore all'altro una grossa quantità di fagioli tenendone una scrupolosa
contabilità. E' forse l'aspetto più drammatico del comportamento
ossessivo: la disperante inutilità. Questo elemento lo riscontriamo in
tante attività di collezione che a fronte di anni di vita dedicati ad
essa non riscuotono alcun interesse da parte degli altri.
Un altro aspetto che caratterizza l'ossessivo è la seriosità. Egli è spesso
privo del senso dell'umorismo e quindi sa ridere poco delle situazioni e di se
stesso. La coscienziosità, il senso del dovere non riescono a nascondere
una forte rigidità con atteggiamenti moralistici e scarsa libertà di
pensiero. L'ossessivo risulta ligio alle convenzioni sociali e agli aspetti meno
sostanziali delle regole. Il suo è un pensiero senza sfumature o compromessi
per cui ogni situazione problematica diviene difficile da affrontare e invariabilmente
complicata nelle soluzioni. Non riuscendo a sdrammatizzare nulla l'ossessivo è una
specie di Sisifo che deve spingere inutilmente un masso su per un pendio. Nonostante
le apparenze contrarie l'ossessivo è un grande insicuro e portatore di
un abissale senso di inadeguatezza. D'altra parte egli è il terreno in
cui si scatenano e si rincorrono ogni sorta di dubbi. L'assunzione delle responsabilità lo
angoscia e l'indecisione tormentosa lo porta a procrastinare gli impegni. Il
suo presentarsi impeccabile e serio è una celata richiesta d'aiuto poiché il
non poter essere sicuro di nulla è alla lunga insostenibile. Il dover
controllare continuamente se la porta è stata chiusa, se la luce è stata
spenta, se l'auto è stata rimessa in garage esprime la profonda sfiducia
circa la propria competenza di essere al mondo.
Quando i comportamenti di cui abbiamo parlato cominciano a divenire pesanti non
bisogna esitare a rivolgersi allo specialista. Quest'ultimo nel valutare il problema
dell'ossessivo si concentra su alcuni elementi molto significativi. Il dubbio
che è quasi sempre presente può riguardare qualunque cosa. In genere
attanaglia su cose riguardanti la propria persona, ma frequentemente riguarda
anche gli altri con il leitmotiv dell'affidabilità. La moglie forse ha
un amante, l'amico forse non è del tutto sincero, il medico forse non è poi
così preparato. Altro elemento che è spesso presente è la
cosiddetta ruminazione. Si tratta di una serie di considerazioni perloppiù astratte
circa aspetti poco significativi della vita quotidiana, come potrebbe essere
l'interrogarsi sul significato della disposizione dei soprammobili sui ripiani
della credenza. Il pensiero dell'ossessivo nell'apparente sottigliezza talvolta
risulta davvero esasperante. Non ci si interroga sul significato dell'esistenza,
ma sul perché quella data cosa è così, sul perché la
gente ha un naso fatto in quel modo, sul perché ci si sveglia al mattino
e si va a letto alla sera.
Tra le molteplici manifestazioni delle ossessioni quelle delle "tentazioni
orribili" sono particolarmente torturanti per chi ne soffre. Si tratta ancora
una volta di pensieri minacciosi come fantasmi ma innocui sul piano reale. La
madre potrebbe essere assalita dall'idea di uccidere il proprio bambino mentre
dorme. La suora potrebbe essere sconvolta dall'idea di mettersi a bestemmiare
durante la funzione religiosa. Il ragazzo potrebbe temere di fare delle profferte
oscene alla portinaia che ha l'età di sua nonna. Bisogna dire che quelle
religioni che hanno teorizzato che si può peccare anche col solo pensiero
hanno dato una mano non indifferente a queste forme ossessive. Pensiamo a come
possano essere devastanti gli scrupoli per una persona religiosa: dover tenere
il conto su quante volte ha avuto desideri impuri o ha desiderato il male per
il prossimo, e nel momento in cui cerca di scacciare il pensiero ecco che di
nuovo ha peccato con il pensiero. E i confessori di una volta stavano lì a
rinfocolare e ad accendere sempre nuovi scrupoli in quella mente già così torturata.
L'indicazione a scacciare le tentazioni era come gettare benzina sul fuoco per
l'ossessivo. Per secoli una processione innumerevole di esseri umani si è comportata
come un contadino folle che ha deciso di scacciare dal suo vasto campo qualunque
uccello (anche il più innocuo e disappetente). Siccome gli spaventapasseri
servono a poco il povero contadino è costretto a correre da un punto all'altro
del suo campo e non si può concedere riposo perchè gli uccelli
(maledetti!) appena scacciati ritornano all'istante.
Spesso si parla di disturbo ossessivo-coatto. La coazione riguarda oltre che
i pensieri anche gli atti. Si tratta di atti parassiti come lo sono i pensieri.
Il comportamento indesiderato ben presto diviene una sorta di rituale a cui il
soggetto non riesce a sottrarsi. Questi compiti sono delle corvè pesantissime
dovute non si sa a quale tirannico padrone. E' come essersi messi nelle mani
dei peggiori strozzini: per quanto fai non riesci mai a pagare minimamente il
tuo debito. I ripetuti lavaggi delle mani non riducono minimamente l'angoscia
di poter essere sporchi o infettati dai microbi. Quando si va a letto il rituale
potrebbe essere lungo e puntiglioso, qualcosa di molto più complesso del "grand
coucher" del Re Sole. E non c'è verso di semplificare o di scegliere
una scorciatoia: al minimo dubbio si è costretti a ricominciare daccapo.
Chi ha visto il film su Howard Hughes può capire quale inesorabile meccanismo
mentale può costringere un ricchissimo uomo di successo a isolarsi dal
mondo e ad assoggettarsi ad elaborati rituali per tenere lontano le infezioni.
Tante persone convivono con blande forme ossessive e con i relativi rituali.
Tutte le azioni superstiziose e scaramantiche, socialmente così diffuse,
attengono a meccanismi ossessivi ed è mio parere che tanta indulgenza
e simpatia per tali comportamenti siano ingiustificati. La tirannia dei numeri,
in certe menti, non va considerata normale. Fare un qualcosa tre volte (o multiplo
di tre), mettere il piede sugli scalini dispari evitando quelli pari, vedere
quante volte ricorre il numero sette e così via all'infinito, sembrano
innocui pallini ma sono begli indizi che forse nella vita si sta procedendo col
motore che perde i colpi. Il mio consiglio è quello di non aspettare che
i pensieri e le coazioni ti abbiano già devastato la vita; bisogna rivolgersi
allo specialista preparato anche quando la mente non è del tutto fluida
e ci sono delle giravolte obbligate.
E' il caso di tante paure e propensioni circa la propria espressività sessuale.
Chiedersi per esempio se il feticismo che accompagna le nostre fantasmazioni
erotiche abbia qualche pesante connotazione ossessiva, potrebbe essere assai
utile per il nostro equilibrio.
Domenico Iannetti
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