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IL PENE E' PICCOLO E LA MINACCIA DELLA DONNA E' GRANDE.

Sigmund Freud l'ha chiamata angoscia di castrazione: i genitali della donna sono una specie di voragine famelica pronta ad inghiottire i genitali di quel bambino terrorizzato a cui le circostanze domandano di rivestire il ruolo dell'amante sicuro di sé. La paura di non essere adeguato a soddisfare una donna piena di aspettative e severissima nel giudizio porta il maschio a "proiettare" sul corpo: il pene diviene troppo piccolo e la vagina diviene misteriosa e piena di insidie. Sicuramente la paura della donna castrante deriva dalla figura materna. Quando una madre è ansiosa, iperprotettiva, autoritaria il figlio non può non sentirsi oppresso per cui lo sviluppo emotivo ed affettivo risulta negativamente condizionato. Ecco allora la donna costantemente vista con l'ottica deformante di chi non riesce a non temerla anche quando l'ama e la desidera. Tale ottica deformante fa sì che le insicurezze di cui la donna è invariabilmente portatrice acuiscono (lungi dall'attenuare) le insicurezze e i sentimenti di inferiorità dell'uomo, che li vive immediatamente come una sorta di menomazione della propria virilità.
Nel linguaggio corrente, anche se in forma di un intercalare, c'è l'onnipresenza del membro virile che esorcizza così la paura della castrazione. Si tratta spesso di una sorta di invocazione che evoca l'emozione (vecchia di dodicimila anni) che indubbiamente accompagnò la scoperta della correlazione tra coito e nascita. La nascita appariva all'uomo primitivo una questione circoscritta alla donna, e dopo l'intuizione il fallo emerse in tutta la sua fondamentale importanza per cui venne rappresentato continuamente sotto forma di totem e obelischi. Il fallo è un grande pene in erezione, evocatore del potere fecondante e della forza straripante della vita. La donna necessariamente deve fare un passo indietro e nell'immaginario maschile diviene una sorta di vestale del culto fallico. Ciò spiega perché Freud, con una serietà che oggi potrebbe stupire, parla di "invidia del pene" da parte delle donne. Erano tempi in cui era praticamente impossibile parlare di sesso per cui le donne non potevano dire, come fanno quelle odierne, che di voler avere un pene non gli passa nemmeno per l'anticamera del cervello. L'unico desiderio che una donna può avere circa un pene è esattamente identico a quello che un uomo può avere circa una vagina. Era il 1905 quando Freud scrisse "Tre saggi sulla teoria della sessualità" che costituì un contributo fondamentale per l'accesso della sessualità nello spazio dell'indagine scientifica, ma anche un viatico di fumosità per gli epigoni di Sigmund che hanno creduto al primato del pene come a un dogma della Chiesa.
Oggi al culto del pene si va sostituendo una diffusa preoccupazione di tenerlo in erezione per un tempo sufficiente a non deludere le aspettative (legittime, perché no?) delle donne. Queste ultime si sono sottratte al ruolo ancillare e non intendono assistere mute alla propria inappagatezza. Di qui la crescente paura del maschio di non essere all'altezza del compito; e se cresce la paura di fallire cresce ovviamente la probabilità del fallimento effettivo. Allora il maschio spaventato potrebbe accontentarsi di far l'amore con se stesso o con una parvenza femminile all'altro capo di un filo telefonico, di un video porno o di un sito internet. Le critiche delle donne nei confronti del maschio hanno fatto breccia, soprattutto in quelli arroccati nella prosopopea virile. Ecco il motivo della frequenza del disagio maschile fatto di difficoltà dell'erezione, di eiaculazione precoce e di cadute rovinose del desiderio. I rimedi a cui istintivamente si fa ricorso sono di natura farmacologica e perlopiù non si comprende il quadro psicologico in cui spicca una precaria immagine di sé. Ovviamente non possiamo pensare che il maschio vada perdendo la propria virilità negli ultimi decenni. La virilità è la stessa di prima. L'aggravante è la percezione impietosa della sessualità secondo una nuova ottica paritaria. Così l'uomo per ridurre l'ansia e l'insicurezza abdica alla concezione fallocentrica della coppia e diviene tenero e disponibile come una donna. Resta da vedere se è proprio questo che vogliono le donne, sicuramente sempre meno disposte a fare da mammine al loro bambinone.
La liberazione della donna ha dato la patente di razzolare a piacimento anche alla donna portatrice di una forte carica di aggressività e di concorrenzialità. Così la donna castrante sta anche dalla parte della ragione sia nel rapporto sessuale che nelle occasioni della vita a due. Tali donne stanno bellamente alla finestra e fanno correre l'uomo come un cane in un cinodromo. E' l'uomo che deve avere l'erezione anche quando la compagna prende appunti per poi stilare il giudizio finale. E' l'uomo che ha il compito di portare la compagna all'orgasmo anche quando quest'ultima è una specie di statua di sale. E' l'uomo che deve cercare disperatamente uno straccio di desiderio quando magari la donna ha l'olimpica impassibilità della "Maja desnuda" di Goya. Insomma l'uomo non può fingere e deve fare terribilmente sul serio; la donna può anche fingere tranquillamente, e a volte lo fa tutta la vita poiché lo trova vantaggioso. L'uomo impotente è disperato e si potrebbe anche suicidare per questo. La donna frigida se ne fa facilmente una ragione, anche perché riesce facilmente a scaricare la colpa sul "buonannulla" che si ritrova accanto. Tanti uomini spiano febbrilmente un piccolo segnale di approvazione dal volto avaro e disconfermante delle loro compagne. Si tratta perlopiù di donne profondamente insicure che hanno bisogno di abbattere il compagno per sentire come accettabile la propria statura. L'uomo fatto oggetto dell'incessante messaggio di "non essere abbastanza uomo" facilmente perde la fiducia in se stesso e dunque perde in capacità di affrontare adeguatamente la vita. Anche sessualmente quest'uomo potrebbe essere uno di quelli che lamentano scarso desiderio, eiaculazione precoce, difficoltà dell'erezione.
Tra tutti i falsi problemi sessuali lamentati dai maschi è predominante, soprattutto negli adolescenti, l'idea di avere il pene piccolo. Il ragazzo insicuro con le ragazze pensa immediatamente che gli altri ragazzi hanno un pene più grosso e più lungo del suo, sia a riposo che in erezione. Il pene flaccido può temporaneamente diminuire di grandezza a causa del freddo, della paura e dell'ansietà e questo fatto nel ragazzo insicuro è un elemento per rafforzare l'idea d'inadeguatezza. C'è la falsa convinzione che la grandezza del pene sia determinante per un buon risultato nel rapporto. Nulla di più sbagliato e basterebbe fare un colloquio con il sessuologo per chiarirsi le idee e se occorre affrontare il vero problema, che nella quasi totalità dei casi è di ordine psicologico. Purtroppo ci sono medici che lungi dal consigliare di curare in modo giusto le fissazioni, propongono interventi chirurgici sul pene o altre tecniche di allungamento il cui risultato non può essere definito altrimenti che uno sconcio. Fa stringere il cuore per la pena (e anche per la rabbia) vedere dei ragazzi che si trovano a fare il calcolo delle proprie inibizioni e delle proprie insicurezze moltiplicate a dismisura dall'intervento che mostrerebbe pure a un cieco l'aspetto innaturale di un pene che all'inizio non aveva assolutamente nulla di sbagliato.

Domenico Iannetti

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