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L'ANSIA INCIDE SUL MODO DI ESSERE
E DUNQUE SULLA PERSONALITA'.
Esiste uno scenario (perlopiù mentale)
che configura l'emergere di quello stato di allarme
chiamato ansia. Possono prevalere elementi materiali
(i tuoni, i ragni, i germi) come nelle fobie, oppure
possono essere dominanti situazioni affettive con
tutte le connessioni di aspettative e di rischio
del rifiuto. Quel che è certo è che
solo raramente il contenuto della paura appare
con chiarezza; spesso l'ansia si manifesta come "libera" oppure
assume un oggetto "simbolico". La dinamica
delle emozioni presuppone sempre una certa quota
di ansia "libera", quasi connessa alla
condizione esistenziale e alla inconoscibilità del
futuro. Quanto più le emozioni sono aliene
a sottoporsi alla disciplina della "razionalità" tanto
più l'ansia che le accompagna è destinata
a salire.
Tutti i segni di "sregolazione" emozionale sono normalmente connessi
all'ansia. Diverse tipologie di risposte: emozioni quali tristezza, paura,
colpa; comportamenti come compulsioni alimentari, rituali, assunzione ed abuso
di sostanze; manifestazioni nel corpo di disagi ed angosce come nelle malattie
psicosomatiche; alterazioni delle capacità cognitive e di coinvolgimento
nel reale come nelle depressioni e nelle manie, implicano tutte un investimento
della risposta ansiosa.
Ogni singola personalità adotta un'ottica di "ingrandimento" o
di "rimpicciolimento" di meccanismi e temi relativi alla regolazione
emozionale. Una personalità caratterizzata da dipendenza affettiva darà il
massimo rilievo alle modalità e alle circostanze relazionali il che
non accade se la personalità è piuttosto caratterizzata in senso
narcisistico. D'altra parte risulta decisivo il vissuto di ognuno ed è intuitivo
che traumi o esperienze particolarmente stressanti condizionano moltissimo
l'esclusione selettiva di certi comportamenti e l'adozione di comportamenti
di significato opposto. La logica adattativa di tali meccanismi risponde a
una deliberazione comportamentale condivisa da tutti gli esseri viventi, quella
antalgica, per la quale la situazione che si è conosciuta come dolorosa,
faticosa o disfunzionale tende ad essere evitata. Ciò non può avvenire
senza un certo dispendio di energie infatti tutto quello che non si è riusciti
ad integrare positivamente nel corpo della propria memoria storica deve essere
tenuto sotto una sorta di vigilanza. E' questo il significato di diverse sintomatologie
quali i rituali ossessivi, i controlli ipocondriaci, i comportamenti alimentari
e simili.
Quando l'individuo riesce ad integrare positivamente l'esperienza o l'evento
emotivamente discrepante nel contesto della propria storia avviene una sorta
di "addomesticamento" di ciò che inizialmente era incompatibile
con pensieri, ricordi, percezioni già integrati nella "casa".
Tale "addomesticamento" si concretizza con un cospicuo risparmio
energetico, in quanto la risposta emotiva può essere modulata al ribasso.
Esistono delle vie più battute (perché più efficaci) per
ottenere l'addomesticamento. Tali vie sono accomunate dalla necessità della
rievocazione dell'evento perturbante. Si può rievocare (con mille modalità)
con gli altri, ed allora si ha la "condivisione sociale". Si può rievocare
con se stessi, ed allora si ha la "ruminazione mentale". Entrambi
questi sistemi sono idonei allo scopo di una migliore articolazione, integrazione
e regolazione delle emozioni. Peraltro questo è ciò che avviene
nelle psicoterapie (perlomeno in quelle che riescono).
L'attivazione emotiva derivata da qual si voglia causa che supera determinati
limiti di intensità attiva sempre una variazione di distanza dagli altri
(in particolare dalle figure significative). La variazione di distanza può essere
in termini di allungamento o di accorciamento, in relazione al tipo di personalità del
soggetto. Ogni personalità ha un proprio modo di gestione emotiva che è strettamente
dipendente dallo stile di attaccamento primario. Un bambino che subendo una
frustrazione tendeva a "punire" la madre allontanandosi da lei, con
molta probabilità conserverà tale "stile" comportamentale
anche da adulto. Contrariamente il bambino che al momento della difficoltà "postulava" le
rassicurazioni materne, da adulto tenderà nei momenti critici ad avvicinarsi
alle figure significative. Una personalità fobica, al minimo incresparsi
dell'orizzonte, cercherà rifugio nella consolazione altrui. Nelle personalità meno
coercite dalle idee del rischio e del pericolo si avrà una scarsa tendenza
a cercare rassicurazione in un unico soggetto deputato. In tal senso ci sono
personalità che riescono facilmente ad allontanarsi dai contesti percepiti
come costrittivi, e personalità incapaci di sottrarsi a situazioni sfavorevoli
pur essendocene l'oggettiva possibilità. Qui, per chi vuole riflettere,
si potrebbe evocare la doppiezza di chi ama ed odia nel contempo, di chi è tutore
e carnefice, di chi apre continuamente ferite e le cura subito dopo. Per costoro
(perché possano continuare ad esercitare le loro funzioni) c'è bisogno
di qualcuno che abbia la vocazione a fare la vittima designata (anche se non
ne gode come avviene per i masochisti).
Possiamo fare un'importante distinzione per ciò che riguarda i meccanismi
di regolazione emozionale: c'è chi implode e chi esplode di fronte alla
noxa scatenante. Chi si concentra dentro se stesso (implosione) è come
se giudicasse impossibile trovare un responsabile all'esterno con la conseguente
possibilità di trovare una via d'uscita. Rifugiarsi dentro di sé è come
imboccare un "cul-de-sac": impossibile uscirne: la sola "chance" possibile è la
rassegnazione. Lo stile dell'implosione riguarda essenzialmente le personalità depressive
e le personalità fobiche. Lo stile dell'esplosione è più idoneo
a generare fatti che possono rendere più agevoli le consapevolezze causali
e perciò stesso ridurre l'intensità emozionale negativa. A tale
tipologia vanno riferiti gli stati ossessivi e quelli reattivo-evitativi. La
diversità oppositiva dei due comportamenti, l'uno rivolto verso il proprio
interno, l'altro rivolto verso l'esterno, discende dai meccanismi relazionali
con i genitori nella prima infanzia. Se l'atteggiamento del genitore è più prevedibile
(sia in negativo che in positivo) il bambino tende ad accettarlo di più e
a colpevolizzarsi più facilmente nelle situazioni disfunzionali: allora
indirizza verso se stesso la "critica" e cerca in se stesso "l'attenuazione".
Dall'imprevedibilità dell'atteggiamento emotivo genitoriale discende
una più assidua osservazione della figura di attaccamento da parte del
bambino e con essa una più assidua lettura del mondo e della sua variabilità.
Così il bambino si abitua a riferire all'esterno i propri stati emotivi,
e la risonanza viscerale e interna tenderà a passare in secondo piano.
Ciò fa capire come nelle forme "implosive" vi sia una maggiore
attivazione viscerale che è molto refrattaria (in senso lenitivo) all'elaborazione
cognitiva. Mentre nelle forme "esplosive" gli stati emotivi sono
la risultante proprio della valutazione cognitiva. In questi due opposti orientamenti,
uno internalizzato e l'altro esternalizzato, si gioca la variabilità delle
personalità (e i diversi stili che ne conseguono) in relazione al peso
da attribuire alle interazioni e al relativo grado di aspettative che da esse
possono discendere.
Domenico Iannetti
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