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PERVERSIONI O ALTRIMENTI
DETTE PARAFILIE: QUANDO LA PORTA DELL'EROTISMO
E' UNO STRETTO PERTUGIO.
Il concetto di normalità è solo
apparentemente facile. Ognuno di noi vuole essere
considerato normale, e molto probabilmente ha
ragione. Il guaio è che molto spesso si
vuole considerare normale anche chi normale non è,
anzi succede che più si è lontani
dalla normalità e meno si è disposti
a interrogarsi in merito. In materia di deviazioni
sessuali succede infatti che chi è ansioso
e insicuro tende ad attribuirsi una anormalità che
non ha reale fondamento, e il vero deviato è portatore
di una sicumera che lo mette al riparo da qualsiasi
possibilità autocritica. Quindi è utile
delineare qualche criterio che ci permetta di
riconoscere in noi o in altri una vera deviazione
sessuale. L'eccitazione ha bisogno di pochi ingredienti,
tutti normalmente a buon mercato. Le donne e
gli uomini intesi come oggetti sessualmente appetibili,
non mancano di certo. La scarsità come
sensazione psicologica riguarda molto di più le
proprie sicurezze circa il ruolo, che l'oggetto.
E' vero che l'esercizio della sessualità implica
anche un aspetto commerciale, nel senso che portiamo
al mercato la nostra merce e facciamo di tutto
perché abbia l'attrattiva necessaria per
far decidere il compratore. E qui subentra il
concetto di chi può molto, di chi può poco,
di chi sa vendere il fumo, di chi dilapida un
patrimonio. Il mercato della sessualità ha
come perno fondamentale il concetto di libertà.
Più si è liberi, più si è nella
piena normalità. Nelle perversioni sessuali
la libertà è prossima allo zero.
Nelle parafilie l'eccitazione sessuale si concretizza con fantasie o atti che
non sono soliti per la maggior parte della gente. Queste fantasie e questi atti
tendono ad essere esclusivi e insistentemente ripetitivi. Se sono implicati oggetti
inanimati lo sono in modo fisso e senza possibilità di diversivi. Se si
tratta di un partner umano non si riesce a stare nell'ambito di una bilateralità rispettosa
e si ha bisogno di provocare o di subire sofferenze. La condizione indispensabile
delle attività sessuali normali è il fatto che il partner sia consenziente.
Nelle perversioni frequentemente il nucleo più forte dell'eccitazione
risiede proprio nel fatto che il partner non è consenziente. Ogni condizione
in cui un partner sia eroticamente escluso o semplicemente ci si senta, deve
comportare una riflessione circa la normalità. Quando c'è partecipazione
spontanea di entrambi i protagonisti la possibilità di una parafilia si
allontana in modo sostanziale. Le fantasie condivise anche se hanno un contenuto
di feticismo, di travestitismo, di esibizionismo, di voyeurismo, di masochismo
e di sadismo sono sostanzialmente normali, purché abbiano il carattere
di giocosità e innocuità. Quello che non può avere assolutamente
cittadinanza di normalità al livello delle fantasie è qualsiasi
elemento di pedofilia e zoofilia.
Il feticismo è la concentrazione su oggetti inanimati come esclusivo o
prevalente sistema di raggiungimento dell'eccitazione sessuale. Si tratta di
oggetti non direttamente riconducibili a un significato sessuale, come potrebbe
essere una scarpa senza la quale l'eccitazione sarebbe preclusa. Altri oggetti
appositamente concepiti per un uso sessuale, come per esempio un vibratore o
un preservativo, non rivestono la funzione di feticci anche se martellano molto
nell'immaginario. Il feticcio nei casi più gravi può essere l'unico
oggetto del desiderio, oppure convivere in un ruolo egemonico con un partner
umano. Oltre che negli oggetti il feticcio può concretarsi in una parte
del corpo anodina come unghie, capelli o piede. Il feticismo del piede ha una
cospicua frequenza e non deve destare preoccupazione se riesce sufficientemente
a convivere con tutto il resto. Ma se senza il piede in primo piano risulta difficoltosa
qualunque eccitazione e qualunque atto, la consultazione dello specialista è elementare
buon senso. Ovviamente non si può parlare di feticismo se l'idea fissa
riguarda parti del corpo come seni, glutei o pene e vulva tout court. I primi
segni del feticismo compaiono nell'adolescenza e tendono a permanere per tutta
la vita. Qui va sottolineato un concetto importante per ogni forma di perversione:
l'indicazione a una psicoterapia è strettissima essendoci quasi sempre
notevoli problemi psicologici e mentali alla base di queste condizioni.
Il travestitismo ha come manifestazione il vestirsi da donna da parte di un maschio
eterosessuale. Non si tratta di episodio sporadico come può succedere
per il carnevale, ma di costante metodo di raggiungimento dell'eccitazione sessuale.
L'atto ha carattere di compulsività per cui ogni impedimento provoca intensa
frustrazione. Questa condizione non ha alcuna parentela con il transessualismo;
il soggetto si sente maschio a tutti gli effetti e gli sconvolgimenti riguardano
la moglie qualora venga a rinvenire indumenti femminili che non le appartengono.
Insospettabili padri di famiglia appagano la loro libidine vestendo alcuni articoli
di abbigliamento femminile o indossando tutta la gamma dall'intimo fino al minimo
accessorio, e vagando nottetempo per consumare il bisogno di esibizione. Di solito
questi soggetti hanno avuto una scarsa varietà di esperienze con le donne
a fronte di una forte curiosità per il mondo femminile. La comparsa del
travestitismo si colloca nell'infanzia e nella prima adolescenza, ma ovviamente
non deve preoccupare il fatto che al vostro bambino piace tanto indossare le
scarpe materne. In qualche caso l'articolo di vestiario prediletto può essere
inseparabile compagno nella masturbazione e nel rapporto. In questo caso confiniamo
con il feticismo da cui però ci si distingue. Il fatto di travestirsi è un
forte parafulmine per l'ansia e risolvendo questa il disturbo si attenua notevolmente.
Nell'omosessualità maschile vi possono essere episodi di travestimenti
femminili, ma manca del tutto il meccanismo dell'eccitazione e lo scopo è semplicemente
quello di attirare i maschi.
La zoofilia comporta l'uso di animali come sistema preferito per il raggiungimento
dell'eccitazione sessuale. Ci si può accoppiare con l'animale oppure usarlo
per strofinamenti o il leccamento. La diagnosi di zoofilia comporta la preferenza
costante anche nel caso della possibilità dell'accoppiamento umano. Ciò dovrebbe
estromettere le abitudini sessuali dei pastori caratterizzate dalla mancanza
di partner umani, ma la realtà è che l'abitudine fa anche la preferenza
esclusiva. E' questa è, nel bene e nel male, una regola aurea della sessualità umana.
La pedofilia ha come modalità esclusiva o frequente di raggiungimento
dell'eccitazione sessuale, fantasie e atti incentrati sui bambini in età prepuberale.
Comunemente gli adulti affetti da questa condizione si rivolgono verso bambini
di sesso opposto, ma esiste una quota minoritaria che si rivolge verso bambini
dello stesso sesso. Il maschio pedofilo eterosessuale elegge il proprio oggetto
in bambine dagli 8 ai 10 anni, e la modalità dell'insidia consiste perlopiù nel
guardare e nel toccare. La bambina non appronta alcuna difesa essendo il pedofilo
persona della cerchia familiare ritenuto da tutti irreprensibile e al di sopra
di ogni sospetto. E' questa condizione di insospettabilità e di fiducia
che, oltre a costituire l'aspetto più ributtante, provoca nella vittima
danni così ingenti e così permanenti. I maschi orientati in senso
omosessuale prediligono bambini più grandi e in genere gli incontri sono
più occasionali e diradati rispetto a quelli operati dagli eterosessuali.
Gli individui che non hanno una preferenza di sesso si rivolgono a bambini più piccoli
di età e ciò esprime, se possibile, una ulteriore gravità della
patologia. Dal materiale pornografico si evince che possono essere anche i neonati
ad agitare la libidine di questi soggetti. Si tende giustamente a sottolineare
la grande pericolosità sociale di questa perversione, ma ciò che è più inquietante è che
perlopiù il pericolo non può essere previsto. Infatti l'omosessuale
ovviamente non sposato che più o meno ha dato e dà certi segni
comportamentali, è un pericolo prevedibile e oltre che l'ambiente anche
i bambini sanno prendere le contromisure. Ma quando è uno zio, un nonno,
un assiduo vicino di casa che circuisce la bambina ignara e fiduciosa, e che
non adotta la tattica del mordi e fuggi ma tende a farcisi il nido con lusinghe
e minacce, si comprende la diversa portata del rischio e del danno. Quindi possiamo
stigmatizzare come ignobile e vomitevole il turismo sessuale di certi soggetti,
ma non va mai dimenticato che il pericolo maggiore viene dall'irreprensibile
frequentatore della casa. Circa le fantasie va sottolineata l'età prepuberale
per porre la diagnosi di pedofilia. Ciò scagiona da sospetti chi è particolarmente
vulnerabile alle atmosfere erotiche evocate da Nabokov nel suo romanzo "Lolita".
Nell'esibizionismo l'elemento fondamentale è l'atto di mostrare i genitali
a uno sconosciuto che ovviamente non se lo aspetta, con la finalità di
raggiungere l'eccitazione sessuale. L'ostensione è esaustiva e non comporta
il tentativo di coinvolgimento sessuale dell'astante. Questi soggetti agognano
allo stupore dell'osservatore e non presentano pericolosità per la vittima,
la quale però ne riceve notevole turbamento e ciò spiega le frequenti
sequele giudiziarie. La frequenza è a netta prevalenza maschile e non
di rado si sostanzia con l'attività masturbatoria al cospetto di donne
adulte o di bambine. L'insorgenza è non infrequentemente adolescenziale,
ha carattere persistente e tende ad esaurirsi intorno al quarto decennio di vita.
Naturalmente non c'è luogo a porre la diagnosi se l'esibizione dà adito
a un contatto sessuale consenziente.
Il voyeurismo ha il suo gesto cruciale nel guardare persone ignare mentre sono
nude o impegnate in una attività sessuale, sempre in un contesto di metodo
esclusivo per raggiungere l'eccitazione. Anche qui il guardare si esaurisce in
se stesso e non vi è tentativo di commistione sessuale con le persone
osservate. L'orgasmo tramite sollecitazione autoctona è la finalità più frequente.
L'elemento dell'imbarazzo degli osservati qualora fossero consapevoli della presenza
fervida dell'osservatore, è pensiero particolarmente eccitante per il
voyeur. Questa condizione presuppone ovviamente il quadro psicologico dell'individuo
ben lontano da una sufficiente competenza relazionale. Il fatto che questi soggetti
sono grandi consumatori di pornografia non deve minimamente significare una demonizzazione
di quest'ultima. Non va mai dimenticato che il senso della vista è la
principale via d'accesso alla fantasmazione erotica normale. Un corpo umano nudo
muove a ragione una ancestrale, enorme curiosità sia nei maschi che nelle
femmine, rispettivamente in ugual misura.
Il masochismo sessuale si sostanzia nell'essere eccitati dalle proprie sofferenze.
Il soggetto ricerca l'umiliazione e l'aggressività agita da parte del
partner e spesso non si sottrae a lesioni anche gravi. Il nome deriva da quello
del romanziere austriaco Leopold von Sacher-Masoch che specialmente nel suo libro "Venere
in pelliccia" descrive la condizione (autobiografica) di questo erotismo
deviato. L'insorgenza è in età adolescenziale e ha un decorso cronico.
Il rituale masochistico orchestrato con l'amante compiacente spesso tiene a bada
in questi soggetti forti spinte autolesionistiche, che talora possono esitare
a gravi lesioni e alla morte. Va precisato che le fantasie a contenuto masochistico,
per altro assai frequenti nella donna, hanno piena cittadinanza nell'immaginario
erotico normale. Non è detto che quello che nell'immaginazione attrae
venga poi agito con soddisfazione qualora se ne palesasse la possibilità.
Nulla a che vedere con la perversione sessuale hanno i tratti masochistici di
personalità, nei quali il bisogno di essere umiliato o disapprovato non
implica mai eccitazione erotica.
Il sadismo sessuale fa il paio con il masochismo solo che qui si gode a infliggere
sofferenze. Il nome, come è noto, deriva dal marchese di Sade, uno scrittore
della fine del settecento che ha avuto un grande influsso sulla cultura contemporanea.
Chi conosce a sufficienza l'opera e la biografia di Sade non può evitare
di riconoscergli un certo fascino per la coerenza del pensiero e della vita,
che ha trascorso più tra prigioni e manicomi che a piede libero. Sta di
fatto che nei periodi di libertà ne combinava sempre qualcuna delle sue
attivando sulle sue tracce nuovi segugi. I sadici veri ripercorrono le orme del
Divin Marchese nel senso che sono recidivi e solo l'arresto interrompe la sequela
degli atti delittuosi. Lo stupro può essere benissimo commesso da un vero
sadico, che gode sessualmente delle sofferenze inflitte alla vittima, ma tante
volte il violentatore non vuole la sofferenza bensì può credere
di portare godimento alla malcapitata.
Potremmo aggiungere altre perversioni denominate parafilie atipiche, ma esse
vanno ricondotte in un quadro o di franca malattia mentale o di deficitaria crescita
relazionale. Siamo nella malattia mentale nel caso della coprofilia e della necrofilia.
Siamo in una cristallizzazione ad uno stadio infantile nel caso del frotteurismo
(strofinamento), della clismafilia (clisteri), dell'urofilia (urine), della coprolalia
telefonica (frasi oscene rivolte a uno sconosciuto preso a caso dalle pagine
bianche). Convivere con una qualsiasi forma di parafilia non è facile,
né per il soggetto, né per chi gli sta vicino. Il partner che attratto
dall'involucro scopra nel pacco un meccanismo di rigidità riconducibile
a una perversione non deve seguire l'impulso di fuggire. Al contrario deve sapere
che una buona ricetta universale è fatta dell'ingrediente dell'amore e
di quello dell'uso completo della dotazione neuronale.
Domenico Iannetti
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