 |
LA PROSTITUZIONE E' ORRIBILE
SOLO SE E' FRUTTO DI COSTRIZIONE E SFRUTTAMENTO
Si è sempre detto che è la professione
più antica del mondo. C'è da aggiungere
che non è stata sempre disprezzata come
lo è oggi. Perfino nell'Antico Testamento
non si esprimevano giudizi morali sulle prostitute.Il
re Salomone fornisce il proprio consiglio a due
prostitute circa la custodia di un bambino, come
avrebbe fatto con qualunque altro suddito. I clienti
delle prostitute non vengono minimamente giudicati
male tanto che "Il libro dei Giudizi" (16:1)
descrive come un fatto naturale la visita di Sansone
alla meretrice di Gaza. C'è da ricordare
che Sansone era stato dedicato a Dio fin dal concepimento.
Certo, come professione quella della prostituta
non era considerata il top, se è vero che
il codice di Mosé proibiva ai sacerdoti
di sposare le meretrici, e alle figlie dei sacerdoti
di divenirlo. Anche con la sessuofobia cristiana
sopravvisse una certa tolleranza tanto che perfino
S. Agostino affervava che sopprimere la prostituzione
significherebbe sconvolgere la società.
Nell'Arabia preislamica e ancor oggi presso alcuni
musulmani vige un tipo di matrimonio temporaneo,
che ricorda molto la pura e semplice prostituzione.
In molti popoli se non la prostituzione come noi
la conosciamo, esistono vari usi come quello di
fare un dono alle donne con cui si trascorre la
notte o di offrire la donna all'ospite. Certamente
il vero e proprio mercimonio con il sesso fu introdotto
in numerose popolazioni dai viaggiatori, dai colonialisti
e dai militari europei.
Se si guarda il fenomeno con un occhio sgombro da moralismi, bisogna ammettere
che la prostituzione è quasi naturale per cui in varie forme è presente
in tutte le etnie. Tra culture superiori come quelle dei Maya, degli Aztechi
e degli Incas, come tra gli indiani d'America e le tribù dell'Africa Nera,
ci furono condizioni usuali per la maggior parte delle donne e condizioni particolari
in cui la donna a seguito di nubilato o vedovanza si concedeva dietro compenso.
In certi regni dell'Africa centrale ed occidentale le prostitute formavano un
corpo organizzato sotto il diretto controllo del re. La formalizzazione della
prostituzione era presente in molte zone della Nigeria e del Niger, con gerarchie
e cerimonie ufficiali di investitura. Il crogiolo che spasmò e da cui
si diffuse questa pratica fu certamente il Vicino Oriente, ma la sua estensione
fu così vasta e capillare che tutti i viaggiatori la menzionano nei loro
racconti. Soprattutto nei Paesi nordafricani si verificò una vera esplosione
del fenomeno tanto che nel 1830 in Algeria su una popolazione femminile valutata
intorno alle quindicimila ben tremila donne praticavano la prostituzione. Prima
dell'occupazione francese dell'Algeria la maggior parte delle prostitute erano
sottoposte al controllo di funzionari del governo che obbligandole a lavorare
e a pagare le tasse fungevano da veri e propri protettori. Essendo tutto massimamente
legale si organizzavano da parte dei detti funzionari festival delle prostitute
che richiamava grande affluenza di pubblico maschile, un po' come oggi il Motor
Show di Bologna. Nelle campagne algerine la pratica della prostituzione interessava
la maggior parte delle ragazze da marito; esse smettevano di praticarla una volta
accumulato il denaro sufficiente per farsi la dote. Questo modello "finalizzato" è esistito
ed esiste tutt'oggi in alcune etnie.
In alcuni Paesi, come l'Egitto musulmano, la prostituzione era associata al mestiere
degli intrattenitori itineranti che spostandosi, come gli zingari, portavano
a domicilio questo servizio unitamente alla danza delle ballerine e all'azione
prossenetica per trovare la moglie. Nel 1834 il governo egiziano proibì con
un sol colpo la danza femminile in pubblico e la prostituzione. Le proibizioni
e la latente disapprovazione della prostituzione che più o meno si sono
sempre riscontrate nelle società cristiane ed islamiche ci ricorda che
non dovunque è stato così.
L'atteggiamento di fronte alla prostituzione nell'antica India era piuttosto
favorevole. Il Kama Sutra dedica un'intera sezione all'"istruzione" della
prostituta perché possa svolgere con perfetta competenza il suo lavoro.
Sapendo che il "saperci fare" è parte importante del meretricio,
l'autore illustra tutti i modi efficaci per ottenere denaro dal cliente o dal
protettore, e tante altre furbizie per ottenere il massimo vantaggio. Un altro
libro del 300 a. C. dedicato all'arte del governo al pari del "Principe" del
Machiavelli, dedica un capitolo su come regolamentare la prostituzione. Vi si
prevede, oltre alla figura di un sovrintendente, il ruolo di una capo-prostituta
di corte che al pari di un preside delle nostre scuole attuali, viene ben pagata
per ottimizzare il lavoro delle colleghe. Anche nella concezione indu, bisogna
dire, trapelava come la prostituzione non fosse una professione onorevole e ciò è del
tutto ovvio trattandosi di una condizione sostanzialmente ancillare. La concezione
della metempsicosi credeva che rinascere come prostituta potesse significare
aver commesso trasgressioni in una vita precedente. D'altra parte la prostituta
che volesse migliorare lo status nella vita successiva non aveva che da svolgere
coscienziosamente il proprio lavoro. Per la prostituta esisteva anche la possibilità di
fare un salto qualitativo in questa vita: abbracciare lo stato monacale. Nella
letteratura buddista si riportano numerosi esempi di prostitute che attinsero
le vette della santità diventando monache. Poiché l'antico dualismo
tra corpo ed anima è stato fiorente in ogni latitudine anche i buddisti
considerarono le prostitute nocive per la vita spirituale. Questo non impedì,
però, che varie caste e tribù praticassero in modo prevalente la
prostituzione, tanto da costingere gli uomini a cercarsi la moglie fuori. Ciò voleva
dire che esisteva completa libertà per la donna di scegliere la condizione
di moglie o quella di prostituta.
A Giava, che aveva subito l'influenza del sistema indiano, il ruolo di danzatrice
si confondeva con quello di dispensatrice di sesso a pagamento. A Sumatra come
in ogni altro posto del mondo la prostituzione si sviluppò in risposta
ad attività economiche rilevanti come la caccia delle balene. Quasi sempre
il promotore della prostituzione non è un uomo, bensì una donna.
Così fu in Cina oltre mille anni prima dell'era cristiana. Successivamente
furono creati i distretti a luce rossa, per i mercanti. Anche lì, sviluppo
economico e diffusione della prostituzione andarono di pari passo. E' interessante
notare l'ambiguità tra morale e comportamenti sessuali che da sempre (e
ancor oggi) caratterizza l'essere umano. I seguaci di Confucio disprezzavano
la prostituzione, ma quest'ultima si espandeva in modo esponenziale. Marco Polo
riferisce (XIII secolo) che nei sobborghi di Pechino esistevano oltre ventimila
prostitute. Secondo Marco Polo servivano soprattutto ai forestieri, ma un minimo
spirito deduttivo ci suggerisce che esse servivano a tutti. Tipici della Cina
erano i bordelli galleggianti, ma i "luoghi deputati" non mancavano
anche dove mancavano specchi d'acqua. Solo con l'avvento del comunismo i bordelli
sono ufficialmente spariti, ma quello che davvero c'è sotto l'ufficialità nessuno
può dirlo.
In Giappone la prostituzione è stata da sempre integrata e istituzionalizzata
nel sistema sociale. La religione scintoista riconosce perfino un dio della prostituzione
che contemporaneamente è anche una divinità della fertilità.
Negli ultimi decenni sull'onda di una crociata moralizzatrice di proporzioni
cosmiche, si è tentato di mettere fuori legge la prostituzione ma la forte
accettazione sociale ha fatto sì che essa venisse rivendicata dai sindacati
sotto forma di "indennità accessoria" che permettesse agli impiegati
di concedersi tali svaghi. Anche per il Giappone l'origine dei bordelli coincide
con la necessità di lenire lo stress dei soldati antichi stremati da estenuanti
spedizioni militari. In Giappone, nel 1617, sorse in un quartiere di Tokyo uno
dei più famosi distretti a luce rossa del mondo (Yoshiwara, ossia 'prato
di felicità'). Nel 1889 nel quartiere Yoshiwara esistevano centocinquantasei
bordelli in cui prestavano opera tremila prostitute. Il reclutamento di queste
ultime avveniva principalmente presso famiglie borghesi che vendevano le figlie
adolescenti limitatamente a un periodo al proprietario di una "casa del
tè". Le ragazze venivano sottoposte a un lungo periodo di apprendistato
in cui accanto alle doti di sottomissione ed obbedienza ai genitori si dovevano
acquisire capacità comportamentali che andavano al di là delle
semplici prestazioni sessuali. Ciò significava che esistevano prostitute
di vario livello: agli strati bassi della gerarchia si collocavano le passeggiatrici
che accettavano clienti di ogni estrazione sociale; agli strati più elevati
spettava una clientela di ceti più abbienti. Esisteva la possibilità per
il cliente di riscattare la prostituta al fine di sposarla.
La 'geisha' (il termine indica il concetto di 'specializzato') era una donna
abile nel cantare e nel danzare che dunque non fu mai prostituta nel vero senso
del termine. Semmai furono le prostitute a cercare di imitare le abilità delle
geishe. Proprio per evitare le possibili confusioni, il governo nel 1872 sancì per
legge che nelle case delle geishe dovevano essere impiegate solo delle vere geishe.
Dunque le geishe fornivano i loro favori a persone molto selezionate e la loro
formazione culturale (e le loro pretese economiche) le aiutava nella selezione.
Negli anni Cinquanta, come avvenne in Occidente, furono messi al bando alcuni
aspetti della prostituzione quali l'adescamento, l'incitamento e lo sfruttamento.
Anche i bordelli vennero chiusi favorendo la proliferazione delle ragazze-squillo
e delle ragazze da locale, oltre ovviamente a quelle da strada. Fu uno strappo
nei riguardi della tradizione che non significò necessariamente progresso.
Anche nella nostra società occidentale la prostituzione ha radice molto
antica. Nelle varie epoche si sono fatti variopinti tentativi di regolamentarla
sempre sulla scorta del doppio binario "vizio privato e pubblica virtù".
A partire dal secolo XIX si sono fatte partire feroci crociate per annientare
il fenomeno con la conseguenza che se ne è consegnata interamente la gestione
alla malavita organizzata. Nel 594 a.C. Solone ad Atene istituì i bordelli
statali. Le prostitute c'erano anche prima ma senza una definizione legale. Esse
erano in massima parte schiave, ma vi erano anche donne vendute dai familiari
perché si erano macchiate di atti di fornicazione. Tali prostitute occupavano
i gradini più bassi della gerarchia, erano pagate pochissimo e non avevavo
praticamente diritti civili. A livelli superiori si situavano le esperte di danza,
le suonatrici di flauto e le specialiste in ginnastica e fellatio. Le eteree,
al pari delle geishe giapponesi, erano le più alte in grado poiché a
causa della loro cultura erano compagne degli uomini più che dispensatrici
di mere prestazioni sessuali.
A Roma le prostitute ebbero largo spazio, acquisendo lo status di cortigiane
pur non avendo le abilità delle eteree greche. Esisteva la pratica della
registrazione, una sorta di schedatura che era impossibile cancellare per il
resto della vita, ma la maggior parte delle meretrici vi sfuggiva. Perlopiù si
trattava di schiave, anche se donne di ceti abbienti cercavano l'inclusione nelle
liste per sfuggire alle severe leggi contro la fornicazione emanate dall'imperatore
Augusto. Sotto Caligola venne introdotta una tassa sulle prostitute e queste
furono sempre più individuabili a causa delle strette regole sul loro
abbigliamento. La frequentazione dei bordelli era largamente diffusa e anche
i moralisti come Catone che inveivano continuamente contro il decadimento morale,
lodavano i clienti delle prostitute che così si contenevano con le proprie
mogli. A poco a poco il confine tra bagni pubblici e bordelli divenne labile
in quanto le prostitute potevano operare tranquillamente in quei luoghi di abluzioni.
D'altra parte la prostituzione si esercitava in molti luoghi, sotto le arcate
degli edifici pubblici. Infatti il termine "fornicare" deriva da 'fornices'
che vuol dire archi.
Con l'affermarsi del cristianesimo si accentuò l'atteggiamento bivalente
nei confronti della prostituzione. Nel 305 d.C. il concilio di Elvira scomunicò tutte
le prostitute, ma successivamente vi furono numerosi atteggiamenti opposti da
parte della Chiesa. Vi furono vescovi che erano addirittura proprietari di bordelli.
Il papa Clemente II dispose che i colpevoli di prostituzione dovessero lasciare
alla Chiesa la metà dei loro beni, e risulta palese che questa non era
norma intesa a scoraggiare la pratica. Ogni tanto si approntavano pene severissime
contro le prostitute: Carlo Magno fece prevedere anche la pena di morte; Luigi
IX di Francia le fece espellere dal Paese, ma poi si tornava a una sostanziale
tolleranza del fenomeno. Nel complesso la prostituzione prosperò sempre
in Europa. Ogni volta che il puritanesimo prevalse, la prostituzione non diminuì ma
fu semplicemente spinta verso la clandestinità.
Verso la fine del XVII secolo, sotto la martellante azione delle epidemie di
sifilide, si iniziò il controllo medico delle prostitute che si diffuse
in tutti i bordelli statali, che apparvero per prima in Francia e poi si diffusero
altrove. La "crociata" per debellare del tutto la prostituzione partì per
prima dall'Inghilterra (1869) e negli anni Quaranta e Cinquanta dello scorso
secolo essa ottenne un po' dovunque l'abolizione della prostituzione di stato.
Gli stessi paladini della battaglia abolizionista, avendo potuto constatare che
cosa è avvenuto dopo le 'case chiuse', si sono per lo più ricreduti,
come avvenne per Marthe Richard l'"eroina" che portò nel 1946
alla fine della regolamentazione statale in Francia. La verità è che
la prostituzione sopravvive sia al più feroce proibizionismo, sia alla
più comprensiva delle tolleranze.
Domenico Iannetti
SONO POSSIBILI CONSULENZE TELEFONICHE CON IL DOTT.
IANNETTI PER I PROBLEMI DI COPPIA. PER INFORMAZIONI: info@studioiannetti.it
Per informazioni sui week-end terapeutici presso
il B&B "Villa Oasi" di Perugia, visitare
il sito: www.villaoasiperugia.it
|