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NEL
RAPPORTO SESSUALE L’ESSENZIALE E’ LA
QUALITA’.
Il coito, ossia l’introduzione del pene
eretto nella vagina, è un comportamento
che richiede diverse condizioni soggettive e oggettive.
Non basta dunque la volontà dei partner
e tante volte la buona volontà. Ci deve
essere basilarmente l’appetito erotico e
adeguata finalizzazione sull’oggetto. Il
che significa che ci dobbiamo sentire proiettati
proprio su quel partner e il nostro corpo deve
rispondere. Poi è indispensabile che l’ambiente
sia favorevole, quindi non ci devono essere condizioni
di pericolo, di disagio, di precarietà spaziale
e temporale. L’isolamento della coppia è normalmente
una condizione indispensabile poiché ogni
forma di esibizionismo verso terzi non va considerata
normale. Dunque è del tutto logico che possa
passare del tempo tra l’acquisizione della
disponibilità dei partner e la concreta
effettuazione del coito. Negli adolescenti e nei
giovani che si cimentano nelle prime esperienze,
il petting è l’approccio normale
che permette di saggiare le risposte del proprio
corpo e di acquisire sicurezza nella manipolazione
di quello del partner. In questa fase si rivela
preziosa la precedente esperienza autoerotica.
Nella prima fase del rapporto sessuale bisogna
favorire la tumescenza degli organi genitali che
hanno come esito funzionale l’erezione del
pene e la lubrificazione vaginale. Per ottenere
questo i due partner si stimolano reciprocamente
con le mani, con le labbra e con la lingua. Queste
stimolazioni, si badi bene, inizialmente non devono
mai essere al livello dei genitali ma di altre
zone del corpo. I baci, le carezze, il contatto
cutaneo devono iniziare dalle parti non erogene
del corpo come il viso, il collo, le spalle, per
poi passare gradualmente alle zone erogene secondarie
come i capezzoli e la parte interna delle cosce.
L’investimento genitale deve avvenire dopo,
quasi come completamento del meccanismo che deve
portare alla massima erezione e alla massima lubrificazione.
La fase dei preliminari è molto importante
perché in essa avviene una specie di addomesticazione
del corpo del partner che rende possibile la successiva
appropriazione e possesso reciproco tipici del
coito coinvolgente. Dalle prime avvisaglie del
corteggiamento agli ultimi sussulti coitali ci
deve essere una continuità progressiva che
non deve avere salti bruschi e impantanamenti inopinati.
E’ la strada maestra per costruire una intimità duratura
che autoalimenta il desiderio che si rigenera continuamente.
Nel sesso siamo stati tutti apprendisti maldestri;
l’importante però è non restarlo
per tutta la vita. Troppo spesso, in tante coppie,
l’investimento nell’esplorazione delle
risorse del corpo si arena in un atteggiamento
di inibizione, di ansia, di diffidenza, di pregiudizio,
di moralismo, di rassegnazione al grigiore. La
disappetenza sessuale è un problema al pari
della bulimia sessuale. Prima di diagnosticare
l’incompatibilità in una coppia bisognerebbe
indagare se i protagonisti sono mai veramente giunti
all’abbandono fiducioso, alla tenerezza e
a una reale abilità di padroneggiare il
corpo complementare. L’analfabeta non sa
leggere e quindi non può apprendere nulla
dai libri. Ci sono tanti analfabeti emotivi che
sono bloccati in una sorta di incompetenza corporea
che non permette loro di ricavare alcunché dallo
scambio e dalla reciprocità.
La grammatica della sessualità è la
carezza, che può essere timida espressione
nelle prime fasi del corteggiamento fino a diventare
cunnilinctus e fellatio nel libero confronto intimo.
Sapersi calare nel rapporto con tutti e cinque
i sensi significa scoprire la necessità delle
carezze prima ancora del piacere che procurano.
Allora l’arte di saper dare carezze ci sembrerà più importante
del nostro diritto a riceverle. Nel meccanismo
coinvolgente del rapporto sessuale non ci sono
regole rigide né preclusioni di cui si debbano
occupare i moralisti e i legislatori. Tutto quello
che non viene unilateralmente imposto da un partner
e nasce dalla espressione libidica di entrambi
ha pieno diritto di cittadinanza nell’universo
della sessualità. Però, non c’è dubbio
che un rapporto sessuale senza coito è come
un viaggio senza destinazione. E’ vero, si
può anche vagare piacevolmente senza avere
in testa una meta precisa. Ma se uno è condannato
a vagare per sempre il discorso cambia e il piacere
si muterebbe in un duro tormento. Il coito è necessario;
il coito è indispensabile. Il contatto corporeo
variamente articolato deve portare
all’erezione
del pene e alla lubrificazione della vagina. Solo
così si può dare significato e finalizzazione
agli automatismi motori che si traducono in una
spinta e in un contatto prolungato dei due bassi
ventri che si strofinano ma che devono allacciarsi
in una intromissione dell’uno nell’altra
per congruo tempo. Questo fa capire che i primi
problemi di cui occuparsi (e quindi da non trascurare
mai) riguardano le difficoltà dell’erezione
e della lubrificazione. L’uomo che viene
tradito dal suo pene nel suo bisogno di introdurre
e la donna che non realizza il bisogno di accogliere
perché ha le mucose asciutte, devono mettersi
in causa con serenità, magari chiarendosi
le idee in un colloquio con lo specialista. La
coppia che avendo percorso serenamente le tappe
dell’innamoramento e del reciproco consenso
non riesca malauguratamente ad allacciarsi in un
coito accettabile, non può dormire il sonno
del giusto. Nella mia esperienza di terapeuta ho
trovato casi di coppie in gravi difficoltà coitali
che hanno aspettato cinque, dieci e perfino quindici
anni prima di rivolgersi allo specialista. E’ vero
che la nostra sessualità fa parte della
nostra sfera intima e le intrusioni di terzi sono
sempre fastidiose, ma metterci in gioco quando
c’è la necessità di cambiare
qualcosa nella nostra situazione credo sia un dovere
per chiunque.
Una volta introdotto il pene eretto nella vagina
lubrificata si mettono in atto movimenti corporei
reciprocamente armonizzati che attraverso la frizione
delle zone sensibili porta a un percorso di sensazioni
sempre più coinvolgenti fino all’apoteosi
orgasmica. I movimenti coitali da parte del maschio
vengono appresi spontaneamente sotto la guida del
pene introdotto che così alimenta la conservazione
dell’erezione e l’azione di stantuffo.
Nella donna quello che guida la motricità coitale è la
presenza di un corpo estraneo cospicuo all’interno
della vagina. Quindi quando ci si lamenta che la
donna è troppo immobile e partecipa poco
ai movimenti del coito, bisogna chiedersi tra le
altre cose se il pene è sufficientemente
rigido. Per ciò che riguarda l’introduzione
bisogna dire che l’imene è un ostacolo
innegabile che però non ha nulla di proibitivo.
Quello che davvero è proibitivo è il
vaginismo che se non riconosciuto e curato subito
si può mimetizzare tranquillamente con una
difficoltà dell’erezione. Allora il
maschio si accolla la responsabilità di
un problema che primariamente è della femmina.
Per quello che riguarda le posizioni del coito
esse sono essenzialmente una decina; il resto potrebbe
essere solo una performance acrobatica che non
interessa praticamente nessuno. Le posizioni si
possono distinguere in quelle faccia a faccia
e in quelle ventre contro natiche. Tutte hanno
la loro validità e la coppia con l’esperienza
le sceglie e le privilegia per ottimizzare il risultato.
La conformazione anatomica umana vede come più agevole
la penetrazione posteriore della donna con il vantaggio
non secondario che l’uomo conserva le due
mani libere e può quindi accarezzare i seni
e il clitoride. Ma soprattutto nei primi rapporti
la femmina umana preferisce guardare in faccia
il partner, il quale nella posizione del missionario
è obbligato a introdurre aiutandosi con la mano.Quale
che sia la posizione, nei movimenti coitali, dopo
una fase di adattamento iniziale,
dovrebbe sempre realizzarsi una sequenza motoria
sincrona, sufficientemente lunga tale da permettere
a entrambi di arrivare all’orgasmo. Poi i
partner con esperienza possono dosare bene pause,
accelerazioni e rallentamenti che possono favorire
un percorso parallelo dei protagonisti. Nel volgere
alla conclusione la sequenza motoria tende all’accelerazione
e all’aumento di vigore delle spinte. Nell’acme
orgasmico i movimenti sempre più violenti
hanno il carattere dell’automatismo che coinvolge
tutto il corpo. Interrompere il coito a questo
punto estraendo il pene è un’autentica
assurdità. Ci sono altri sistemi contraccettivi
e questo è davvero l’ultimo da adottare.
Anche dopo l’eiaculazione bisogna rimanere
fermi e non interrompere l’allacciamento.
Come c’è stato un preludio, dopo l’orgasmo
ci deve essere il post-ludio fatto di carezze e
di baci.
Pensate ora come possa vivere quanto ho or ora
accennato colui che soffre di eiaculazione precoce.
E’ come chiedere di attraversare il parco
correndo a un paraplegico. E si. L’eiaculazione
precoce può essere una vera menomazione,
a dispetto del fatto che non ha alcuna base organica.
E’ un problema psicologico, emotivo che ha
la sua ragione di persistenza ingravescente nell’abitudine
che l’organismo acquisisce e rinforza a mano
a mano che cresce l’ansia da prestazione.
Non c’è dubbio che l’adattamento
inadeguato ha nella complessità del meccanismo
sessuale un' enorme disparità di valutazione
e di apprezzamento. L’enorme differenza di
eroticità soggettiva può portare
a considerare normale una eiaculazione precoce
e viceversa.
Ma quando è solo di alcuni secondi il lasso di
tempo tra la penetrazione e la deposizione del
seme, è inutile parlare del numero di spinte
coitali. Se la donna da scontenta diviene esasperata
oppure rassegnata il problema non cambia. L’imperativo
morale per l’eiaculatore precoce resta sempre
quello di curarsi. E’ vero, gli esseri umani
hanno un diverso appetito sia per il cibo che per
il sesso; una coppia può considerarsi felice
anche se gli orgasmi sono risicati e abitudinari,
ma l’eiaculazione quando è precoce è sempre
uno sfacelo e nemmeno il più inguaribile
manipolatore della realtà potrebbe considerarla
accettabile. Certe coppie copulano in fretta e
di rado; certe altre si masturbano dopo il rapporto
per placare l’insoddisfazione; una donna
con scarso desiderio potrebbe vedere di buon occhio
la velocità del marito; un uomo centrato
sul proprio fallo potrebbe non percepire affatto
la frigidità della partner e sentirsi il
più perfetto degli amanti. L’ottica
troppo tollerante delle proprie disfunzioni fino
a quando potrà nascondere la frustrazione
e l’angoscia della vittima silenziosa che
giace accanto?
Domenico Iannetti
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