 |
L’ANSIA NELLE RELAZIONI SESSUALI: ANSIA DELL’ESSERE E ANSIA DELL’AGIRE
Tutte le persone adulte, specialmente se hanno
una certa età, ricordano come quasi obbligatoria
l’associazione tra sesso e peccato. Invariabilmente
si cresceva con forti sentimenti di colpa per
il solo fatto di avvertire le pulsioni sessuali
e le sensazioni conseguenti all’esplorazione
del corpo. Se ci chiediamo ora perché mai
la religione debba marcare come grave colpa azioni
del tutto naturali e innocenti dobbiamo rispondere
che la sessualità umana è stata
sempre vissuta con un carico notevole di ansia.
Le ragioni vanno ricercate nel fatto che l’esercizio
sessuale richiede un’astrazione mentale
e una sospensione dei meccanismi di sorveglianza
e di allarme. Un essere troppo lubrico sarebbe
stato facile preda dei nemici e avrebbe avuto
poche possibilità di perpetuarsi nella
burrasca dell’evoluzione. Dunque l’ansia
e la separatezza pudica che accompagnano l’esercizio
sessuale sono stati degli accorgimenti indispensabili
per poter sopravvivere e finalmente affermarsi
nella storia evolutiva. Oggi non c’è motivo
di temere per la nostra incolumità quando
diamo seguito al desiderio e attiviamo l’eccitazione
erotica; eppure l’antica ansia tende a
permanere. Il sentimento del peccato, essendo
una sovrastruttura, si fa presto a smantellarlo.
Ma un fondo di paura relativamente alla sessualità permane
in forma quiescente e può essere attivato
da varie difficoltà tutte in qualche modo
riconducibili agli apprendimenti relazionali
della prima infanzia.
Nella sessualità avere figli è tuttaltro
che un incidente di percorso anche se non possiamo
più pensare che l’erotismo è un
epifenomeno della procreazione. Una vita sessuale
soddisfacente è un diritto, oltre che
un dovere, anche della coppia che ha figli. Ma
la coppia che ha figli deve avere anche cervello.
Certi pseudo-progressisti, in realtà esibizionisti
mal celati, che vanno in giro nudi per casa convinti
di conferire ai figli spontaneità e naturalezza
non si rendono conto che tante volte fanno più danno
dei genitori sessuofobici. L’ansia che
nell’adolescenza si accompagna all’idea
del sesso può coagularsi attorno alla
persistenza dell’immagine di un pene paterno
stupidamente esibito ai bambini. L’idea
che la nudità è naturale per altre
culture non vuol dire affatto che lo sia anche
per la nostra. Altra assurdità è la
filosofia delle porte aperte; quelle del bagno
per cui si può assistere alla doccia
ma anche alle funzioni evacuative di qualunque
altro membro della famiglia; e quelle della camera
da letto dei genitori che pensano che non ci
sia nulla di male se i bambini percepiscano immagini
e rumori del rapporto sessuale. In ogni cultura
i bambini percepiscono il coito dei genitori
come una ‘stranezza’ successivamente
fonte di ansia e di inibizione. Per ciò che
riguarda la sessualità propria del bambino
( masturbazione, curiosità ) il genitore
deve avere un atteggiamento tranquillo e non
interventista, anche nel senso che va evitata
ogni forma di incoraggiamento. Una buona educazione
sessuale si pratica innanzitutto abolendo l’ansia
in tutte le sue manifestazioni. Bisogna essere
naturali ma non esibizionisti, rispettando scrupolosamente
il pudore dei figli. Alle loro domande bisogna
rispondere in modo chiaro e tranquillo, ma evitando
di sviscerare gli argomenti dalla A alla Z. Per
quanto riguarda le porte bisogna ugualmente evitare
di tenerle sprangate mentre il bambino fuori
trepida e si chiede perché non può raggiungerci.
Quindi organizzare il rapporto sessuale (frequente
e coinvolgente) senza recare alcun nocumento
ai figli, è prova d’intelligenza
per la coppia genitoriale. Non appena emergono
le prime curiosità del bambino sulle cose
del sesso i genitori devono rispondere alle domande
in maniera corretta e secondo il procedere della
crescita istruire sui fenomeni che di lì a
poco si verificheranno come le mestruazioni o
la prima eiaculazione. Occorre che tutte le informazioni
arrivino dai genitori (amorosi e sereni) evitando
di delegarle a persone sessuorepresse e ansiose
come potrebbero essere preti, insegnanti e coetanei.
Nell’adolescenza i genitori devono ovviamente
evitare di reprimere ma anche di incitare, come
certi padri che fanno il tifo per le conquiste
del
figlio
maschio.
Lasciateli
fare
ma state vigili su ogni possibile difficoltà che
potrebbe essere più grande di loro. Per
essere ottimi genitori occorre avere una vita
sessuale felice e per questo bisogna pensarci
per tempo, direi fin dai primi approcci adolescenziali.
Se la vostra ansia è elevata (e l’intelligenza
non vi fa difetto) fatevi aiutare per eliminarla
evitando di trasmettersela reciprocamente nella
coppia e di affliggere il futuro della prole.
Abbiamo parlato in termini critici della nudità domestica
nell’interazione familiare, ma la nudità degli
amanti nell’esercizio delle loro funzioni è tuttaltro
che un optional. Negli adolescenti il petting
può essere il contatto ottimale soprattutto
perché elimina l’ansia di denudarsi.
Non infrequentemente ci sono difficoltà dell’erezione
quando si inizia a far l’amore nudi (magari
in un comodo letto) mentre c’è piena
turgidità in approcci più furtivi
e provvisori. La nudità è ansiogena
e aumenta notevolmente l’ansia da prestazione,
anche perché ti mette nel bel mezzo dell’agone
in cui non sono agevoli le strade della ritirata.
Soprattutto il maschio può vedere la nudità come
una minaccia quando c’è la paura
di ostentare un pene scarsamente rigonfio e dunque
palesemente non all’altezza della situazione.
Il binomio nudità e ansia da prestazione è indigesto
per più d’uno. La risoluzione logica
consiste nell’eliminare l’ansia non
certo nell’evitare di denudarsi. Tanto
più che la nudità è l’ingrediente
principale per rendere l’atto sessuale
massimamente appetibile. Non essendoci normalmente
nessun rischio per l’incolumità,
gli amanti (non in presenza di terzi) possono
stare nudi per tutto il tempo che desiderano
e usare vestiti e accessori che sottolineano
maggiormente il fascino della pelle esposta.
Proprio perché la nudità è così bella
(una volta placata l’ansia), è bene
non inflazionarla e riservarla unicamente agli
incontri con un alto coinvolgimento erotico.
I nudisti continueranno tranquillamente a praticare
il loro hobby e non c’è nulla da
eccepire; ma è indispensabile capire che
i veri valori naturistici li diffonde intorno
a sé una persona equilibrata e con basso
livello d’ansia.
Nell’esercizio della sessualità è indispensabile
la comunicazione. Certamente una donna che finge
l’orgasmo non è un esempio positivo
di comunicazione, ma è anche un bell’esempio
di come si vive la dimensione teatrale dell’esistenza.
Altre volte è la paura a scoraggiare la
comunicazione: c’è l’idea
che se esprimiamo le nostre fantasie erotiche
l’altro fuggirà inorridito da noi.
E allora ci sentiamo obbligati a dire al partner
che è l’unico uomo o l’unica
donna degni di tale nome. L’ansia di poter
essere abbandonati ci spinge a dichiarare al
partner la definitiva castrazione del nostro
cervello. ‘A che pensi quando mi stringi
tra le braccia’? ‘Penso a te, solo
a te’. Come non poteva essere il più grande
degli ansiosi il primo che ha teorizzato che
si può tradire col pensiero? Allora non
c’è nessuna meraviglia se si è incapaci
di conciliare la tenerezza con la sana aggressività che
deve sottendere all’appetito erotico. Molti
ansiosi scambiano la tenerezza con una sorta
di deferenza come se il partner fosse un pacco
con la scritta: maneggiare con cautela. Oppure,
all’opposto, si è eccessivamente
irruenti convinti che solo così si può esprimere
la passione che vogliamo che il partner percepisca
come folle. Il risultato spesso è che
si giostra un qualcosa di molto lontano da un
autentico abbandono erotico, che deve essere
caratterizzato dal gioco. L’ansioso è incapace
di giocare. Solo col gioco si tessono realmente
le trame dei pensieri e delle fantasie coniugate
con le sensazioni corporee disseppellite dalle
carezze. Il letto del corpo a corpo sessuale è il
posto più idoneo in cui placare l’ansia
dell’operare quotidiano, ma se l’ansia è troppo
forte quel letto diventa una macchina da tortura
le cui conseguenze sono tuttaltro che lievi nel
bilancio di un’esistenza. Qualche volta
la nostra bravura a mimetizzare le cose che non
vanno in noi, ci porta a imbarcarci in una scialuppa
che non è in grado di reggere il mare
aperto: quella della normalità. Abbiamo
un bisogno estremo di sentirci normali e facciamo
le più audaci acrobazie per scacciare
l’idea che abbiamo un disagio bisognoso
di rimedio. E’ vero: siamo tutti normali
tranne se abbiamo due peni o tre mammelle. Ma
se l’ansia supera i giusti livelli tipici
della nostra specie e abbiamo delle difficoltà come
l’eiaculazione precoce, l’incostanza
dell’erezione, l’assenza di sensazioni,
coito difficoltoso, orgasmo confinato tra le
cose chimeriche, francamente ha qualche senso
continuare a definirsi normale? Tanto che ci
siamo, proponiamo un criterio minimo di normalità.
In primo luogo il rapporto sessuale deve essere
soddisfacente per entrambi i partner. Poi bisogna
che il rapporto non produca nessun danno ovviamente
fisico ma soprattutto psicologico. Dunque il
rapporto non deve essere minimamente fonte d’angoscia
per nessuno dei due. Per ultimo il rapporto non è una
mummia egizia, dunque un qualcosa d’imbalsamato
incapace di mutare, ma deve essere un congegno
dinamico da cui sorge una continua ricerca.
E’ impressionante il numero di maschi,
soprattutto in età dell’adolescenza,
che hanno la paura o peggio la fissazione di
avere il pene piccolo. Il pene ha un’importanza
simbolica notevolissima. L’uomo ha il pene
più grosso di quello di altri primati.
Le dimensioni falliche hanno rappresentato nella
storia dell’uomo un segnale di dominio
e uno status di preminenza. Oggi ci resta la
preoccupazione e l’assillo di avere una
insufficienza espressa in centimetri. Purtroppo
l’uomo è tale
che spesso non arretra di fronte ai peggiori
misfatti, figuriamoci se si fa scrupolo di speculare
sull’angoscia
di chi crede di avere il pene piccolo. Nei secoli
scorsi i ciarlatani hanno fatto su questo sempre
lauti guadagni; oggi quelli che ciarlatani non
sono ed esercitano regolarmente la professione
medica si cimentano nell’opera di allungare
ed allargare i peni evitando perlopiù di
vedere se alla base di tutto non vi sia un problema
psicologico. I problemi di sicurezza dell’identità maschile
vanno affrontati dallo psicologo, che abbia anche
competenze sessuologiche, e non devono essere
medicalizzati da nessuno. Il problema della grandezza
se ha un fondamento reale va quasi sempre ricondotto
a una difficoltà dell’erezione.
Al di là dei simboli il fallo è una
parte anatomica condivisa anche dalla donna e
non ci può essere coito con un pene solo
parzialmente eretto. Spesse volte l’idea
del pene piccolo nasconde in realtà la
paura del primo approccio con l’altro sesso.
Per gli adolescenti di entrambi i generi acquisire
conoscenza e dimestichezza con la mente e col
corpo dell’altra metà della sfera
potrebbe essere un percorso con qualche complicazione.
L’ansia della prima volta è sempre
elevata. Il consiglio è di non aver fretta.
Il primo rapporto sessuale è indubbiamente
una conquista, ma non deve in nessun caso essere
una gara contro il tempo. Spesso l’arrivismo
della società influenza negativamente
la crescita psico-affettiva e sessuale dei giovani.
Chi è all’esordio della vita adulta
deve imparare la calma e la tolleranza, che sono
doti essenziali per una sessualità soddisfacente.
L’ansia dei maschi non di rado ha alimento
dagli atteggiamenti a dir poco sconcertanti delle
loro compagne. Certe donne non fanno l’amore
ma fanno l’esame al loro partner dispensando
lodi e critiche come una brava maestra che mette
i voti sul registro. Ci sono donne che considerano
il loro uomo una sorta di facchino che deve da
solo trasportare sulle spalle il pesante fardello
di portarle all’orgasmo. E se non ci arrivano
sono pronte alla critica ma non si chiedono mai
se c’è anche qualche problemino
da parte loro. Qualche volta il maschio è il
cireneo che si accolla la croce di un modo di
essere femmina troppo inibito e passivo o al
contrario troppo aggressivo e pretenzioso. L’atteggiamento
giusto di fronte a un disagio sessuale è quello
di considerarlo un problema di coppia fino a
che lo specialista non ha fatto una diagnosi
precisa.
Tra i problemi che vanno risolti risolvendo in
primo luogo l’ansia ricordiamo l’eiaculazione
precoce. Se avete l’eiaculazione precoce
non cercate assolutamente una causa organica;
risparmierete tempo e denaro. Se riuscite a migliorare
la situazione facendo quegli esercizi che avete
letto sui libri, vuol dire che il ruolo dell’emotività dopo
tutto non è così preponderante
e non ci sono altre situazioni concorrenti. Se
non ce la fate da soli non aumentate ulteriormente
l’ansia in una attesa senza scopo e consultate
lo specialista che vi indicherà il percorso
idoneo al vostro caso. Risolvere un problema
come l’eiaculazione precoce implica sempre
una ottimizzazione del rapporto sessuale e nuova
linfa alla coesione della coppia. Per quanto
riguarda le difficoltà dell’erezione
fate esami e ricerche organiche se avete notato
che l’erezione è assente in qualunque
situazione ivi comprese le fasi del sonno. Contrariamente
con ogni probabilità siamo in presenza
della causa ansiosa ed è quindi logico
intraprendere la strada relativa. I giovani con
una buona salute generale non dovrebbero avere
alcuna esitazione a pensare a una causa psicologica.
Alcune volte le difficoltà dell’erezione
sono dovute a una mentalità da superman:
fare l’amore sempre e dovunque lasciando
la donna a bocca aperta dallo stupore. Anche
per l’impotenza è bene partire con
l’ipotesi di una implicazione della coppia;
lo specialista individuerà poi l’esatto
percorso da seguire. In chi ha un problema dell’erezione
da tempo, livelli bassi di testosterone sono
facilmente la conseguenza e non la causa. Per
i problemi sessuali della donna l’ambito
operativo è fondamentalmente quello psicologico.
Quando non si riesce a provare nessuna sensazione,
quando l’obiettivo dell’orgasmo invariabilmente
si perde in un dedalo inestricabile, quando la
vagina si chiude al solo pensiero che un corpo
estraneo possa penetrarvi, c’è sempre
una interferenza indebita del centro dell’emotività sulla
sequenza a cascata della risposta sessuale. Un
colloquio con lo specialista vi chiarirà le
idee sull’itinerario per uscire definitivamente
dalla difficoltà. Molte volte la soluzione è relativamente
semplice e richiede solo l’abbandono di
una visione pessimistica e rassegnata.
Se pensate che migliorare le vostre risposte
sessuali sia solo una questione di tecniche da
migliorare e magari di qualche aiutino farmacologico
potreste avere ragione a patto che siate del
tutto convinti che la vostra ansia non superi
certi
livelli. Il guaio è che c’è sempre
una notevole deformazione autopercettiva per
cui essendo tutti dei grossi competenti di psicologia
riteniamo che da questo punto di vista siamo
molto vicini alla perfezione. Siano gli altri
ad andare dallo psicologo.
Domenico Iannetti
SU QUESTI TEMI SONO POSSIBILI CONSULENZE TELEFONICHE
CON IL DOTT. IANNETTI. PER INFORMAZIONI: info@studioiannetti.it
Per informazioni sui week-end terapeutici presso
il B&B "Villa Oasi" di Perugia, visitare
il sito: www.villaoasiperugia.it
|