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NON E' IL MERCATO: SEI
TU STESSO CHE TI DAI IL VALORE.
Ogni volta che apriamo la bocca diciamo "io".
Fin dai primissimi mesi di vita abbiamo capito
di essere una entità distinta (e sempre
più importante) dalla realtà che
ci circonda. Noi siamo quello che pensiamo di
essere e non quello che gli altri pensano che
siamo. Se ci vediamo brutti poco importa che
gli altri ci trovino belli. Nei confronti degli
altri invariabilmente è determinante la
percezione che abbiamo del nostro corpo e del
nostro essere. Siamo noi stessi che costruiamo
i fenomeni che confluiscono a formare la realtà relazionale.
Facciamo l'esempio del vestito. Ad esso spesso
ci si affida perché comunichi all'esterno
quello a cui aspiriamo e desideriamo. Quando
l'adolescente deve sancire l'abbandono della
propria fanciullezza e l'acquisizione di una
nuova identità, carica il messaggio sul
modo di vestire. Il rito di passaggio dall'infanzia
all'adolescenza è l'abbigliamento. Ed è l'abbigliamento
il sistema per sottolineare o dissimulare l'appropriazione
sessuale del corpo. La propria identità sessuale
la ragazza la presenta con magliette aderenti
e con minigonne e la dissimula con ampi maglioni
e con divise unisex. Di fronte al seno già prorompente
la ragazza potrebbe sentire di non riuscire ad
appropriarsi del messaggio troppo sexy che arriverebbe
alla percezione altrui, e così lo nasconde
nell'ampio maglione. I vestiti possono sottolineare
quello che si ha e si vuole mostrare o dissimulare
quello che non si ha e di cui non si vuole che
gli altri si accorgano. Il vestito asessuato
serve anche a mantenere un clima cameratesco
tra ragazze e ragazzi poiché la sottolineatura
sessuale eleva sempre il livello emotivo. La
possibilità di proporsi come partner sessuali
e dunque dover dismettere l'atteggiamento amicale
non è cosa di tutto riposo. Inizialmente
l'ansia viene tenuta a bada centellinando le
allusioni all'identità sessuale (solo
qualche accessorio come orecchini e cinture),
successivamente con la piena accettazione corporea
ci si lascia sempre più tentare da look
più inequivocabili. La volontà di
sedurre, affidata alle "sottolineature" dell'abbigliarsi, è la
più forte manovra di verifica del proprio
potere sugli altri. La sessualità entra
così nel gioco del consenso con tutta
una serie di meccanismi in cui è poco
il mostrare e l'enfatizzare diretto e molto l'allusione
discreta e la dissimulazione sapiente.
Spesso si crede a torto che la percezione del corpo (vero biglietto da visita
con il quale ci presentiamo agli altri) sia il risultato della somma di tante
percezioni parcellizzate: il naso, il braccio, i glutei. Non è così.
Abbiamo per prima cosa una percezione dell'insieme, anche se non sempre si indulge
davanti al grande specchio subito dopo aver fatto la doccia. Se ci piacciamo
o non ci piacciamo dipende da un giudizio globale. Solo per effetto di tale giudizio
possiamo trovare incantevole la simmetria delle nostre narici o insopportabile
la linea delle nostre labbra. La dismorfofobia solo apparentemente riguarda questa
o quella parte del corpo; alla base c'è sempre un abissale sentimento
di inferiorità e una grande carica di ansia legata al proprio essere al
mondo. Nell'idea che abbiamo del nostro corpo non sono tanto importanti le caratteristiche
fisiche suscettibili di essere obiettivate dall'altrui giudizio, quanto la dimensione
soggettiva con la quale lo avvertiamo. Prendiamo per esempio un depresso: può avere
un corpo magnifico ma egli si percepisce come un rottame. Ciascuno di noi abitualmente
sente il proprio corpo con caratteristiche non rilevate da un osservatore esterno.
E' vero che la valutazione altrui influenza poi la valutazione di noi stessi,
ma fino a un certo punto. Tutti gli adolescenti dismorfofobici che ho curato
erano generalmente bei ragazzi. Molto spesso nella valutazione "alterata" del
proprio corpo gli organi sessuali hanno un posto di rilievo. E' il caso del ragazzo
che ha la convinzione di avere il pene piccolo o della ragazza che è scontenta
delle dimensioni del suo seno. Alla base di queste questioni c'è sempre
un sé debole. Parliamo di "sé" intendendo un "io" nell'ottica
delle possibilità relazionali e dunque della vita con gli altri. Un sé forte
accetta e cerca le relazioni e vi si muove positivamente da protagonista. Chi
ha un sé forte percepisce positivamente il proprio corpo, si piace e ritiene
di piacere agli altri. Al contrario chi ha un sé debole non si piace,
non si propone agli altri e tende a nascondersi. In questo caso basta una punta
d'acne per cadere in una disgustosa visione del proprio corpo.
La percezione del sé coincide con la storia individuale. Comincia fin
dai primi mesi di vita ed ha nell'atteggiamento della madre nei confronti del
bambino la chiave di sviluppo fondamentale. Un bambino che si senta non pienamente
accolto dalla madre parte con un handicap pesante e nella vita farà fatica
ad avere una percezione positiva del proprio sé. Dunque il bilancio continuo
del piacersi si rivela attraverso un serrato confronto tra l'ambiente e il nostro
corpo. Ciò è particolarmente vero nei primi due decenni di vita
caratterizzati da grandi rivoluzioni corporee. La pubertà modifica il
corpo in modo tale che le parti sessuali divengano gradualmente competenti a
svolgere la funzione. Si tratta di un delicato passaggio in cui dalla mutata
percezione delle parti bisogna giungere a una nuova percezione del proprio corpo,
e dunque a una percezione del sé come motore efficace a far decollare
le relazioni. Un sé competente è indispensabile per dare l'unico
senso possibile alla sessualità: quello dell'affezione. Così abbiamo
capito che l'erotismo fine a se stesso non ha nessun significato. La rivoluzione
sessuale partita negli anni ' 70 è fallita in senso quantitativo (forse
facciamo meno sesso di prima) ma è riuscita a imporre l'idea vincente
di un sesso migliore. Meno sesso e più amore: forse è una indicazione
capace di dare una traccia al programma per vivere meglio. E' in quella direzione
che forse ciascuno di noi ha la concreta speranza di trovare davvero se stesso.
Domenico Iannetti
SONO POSSIBILI CONSULENZE TELEFONICHE CON IL DOTT.
IANNETTI PER I PROBLEMI DI COPPIA. PER INFORMAZIONI: info@studioiannetti.it
Per informazioni sui week-end terapeutici presso
il B&B "Villa Oasi" di Perugia, visitare
il sito: www.villaoasiperugia.it
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