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SIMPATIA, ANTIPATIA: UN MODO
SPONTANEO DI RIFERIRCI AGLI ALTRI.
Il nostro modo di rapportarci con gli altri corrisponde
probabilmente al numero di persone con cui abbiamo
avuto qualcosa a che fare nel corso della nostra
vita. Ciò vuol dire che con ogni singolo
interlocutore abbiamo avuto un rapporto diverso.
Quindi la grande varietà dei sentimenti
che di volta in volta abbiamo messo in campo ci
ha portato a dei comportamenti relazionali diversi.
Ma se volessimo dare un ordine e una classificazione
a quello che opera nella nostra mente quando entriamo
in rapporto con gli altri, potremmo dire che per
una persona possiamo provare simpatia, antipatia
o indifferenza. Le sfumature quasi infinite che
si possono verificare sono riconducibili sempre
a questi sentimenti principali.
La simpatia e l'antipatia sembrano nascere fin dal primo contatto, senza una
vera consapevolezza delle ragioni da parte nostra. La successiva frequentazione
spesso non fa che rinsaldare la primitiva impressione. Nel caso della simpatia,
allora, cominciamo a sentirci attratti da quella persona perché troviamo
tante affinità con noi stessi. Tante volte si tratta di affinità ideali
o idealizzate, che coinvolgono insieme al come siamo il come vorremmo essere.
La condivisione del modo di vestire, del tipo di educazione, della cultura,
dello status sociale, delle opinioni, delle convinzioni politiche e religiose
non fanno che catalizzare in positivo la simpatia.
Tutti noi riconosciamo teoricamente il diritto di libertà di opinione
agli altri ma di fatto ci risultano simpatiche solo le persone che la pensano
più o meno alla nostra maniera. In ogni parte del mondo, in ogni cultura
le persone provano simpatia esclusivamente per chi ha sostanziali affinità con
loro stesse.
Un altro elemento che polarizza molto la simpatia è il sapere che l'altro
ha dimostrato tale sentimento nei nostri confronti. Quindi in questo senso
non facciamo che restituire quello che ci viene dato. In tal modo è facile
amare chi ci ama, trovare gradevole chi a sua volta ci trova gradevole, riconoscere
intelligenza e sensibilità a chi ha mostrato di fare in qualche modo
la stessa cosa con noi.
Nel restituire la simpatia normalmente siamo più generosi verso coloro
che ci hanno mostrato simpatia con il tempo, magari conoscendoci meglio. E
siamo implacabili con l'antipatia con quelli a cui inizialmente eravamo simpatici
e che poi hanno mutato orientamento nei nostri confronti.
Il vero meccanismo della simpatia risiede nel piacere enorme di essere riconosciuti
e valutati per quello che siamo. Per ottenere questo siamo disposti ad aspettare
che l'altro si decida a "riconoscerci", e forse gli diamo anche il
tempo di ravvedersi da qualche fraintendimento iniziale. Poi, siccome nessuno
pensa realmente di essere antipatico, se a lungo andare non otteniamo "consenso" applichiamo
duramente la regola della reciprocità, e ripaghiamo l'altro con franca
antipatia.
Alla nascita della simpatia e al suo grado di intensità, contribuisce
molto quello che siamo venuti a sapere di quella data persona prima di incontrarla.
Se un amico ce l'ha descritta con entusiasmo siamo praticamente già entrati
nel campo della simpatia e il nostro giudizio già pende in tal senso.
La prima impressione dopo il primo incontro risente delle informazioni iniziali
e forse un ribaltamento di atteggiamento a causa di oggettive situazioni "distoniche" avrà bisogno
di più tempo ed elementi di peso.
L'aspetto fisico costituisce un cospicuo elemento predittivo della simpatia.
Una persona fisicamente attraente ha buone possibilità di riscuotere
sentimenti positivi in ogni contesto e in ogni ambiente. L'essere belli costituisce
fin da piccoli un lasciapassare per un maggior successo sociale. Tale caratteristica è capace
a volte di far passare inosservati altri aspetti meno positivi. Così il
bambino bello riceve dalla maestra un voto relativamente migliore del bambino
meno avvenente. Spesse volte un aspetto fisico poco accattivante può mettere
in ombra fattori molto importanti come la personalità e l'intelligenza.
C'è da dire che la persona bella, di tutti gli indubbi vantaggi che
può avere, potrebbe avere lo svantaggio di presumere troppo dal suo
aspetto fisico e trascurare la cura di altre componenti comportamentali. Una
ragazza bella, per esempio, potrebbe orientarsi più sull'apparire che
sull'essere correndo qualche rischio in più di fallimento. Oltre che
a cercare di arrivare a Salsomaggiore per la finale di Miss Italia, potrebbe
incongruamente alimentare i sogni di diventare una nuova Claudia Schiffer o
una nuova Claudia Gerini. Questa ragazza potrebbe mettere nel proprio carniere
solo qualche servizio fotografico in cui appare senza veli, che peraltro passeranno
inosservati agli occhi di Tinto Brass.
Nonostante il fatto che tutti dicano che nella scelta del partner badano molto
al carattere e all'interiorità (è questo il termine usato) la
verità è che l'avvenenza risulta spesso l'unico elemento sul
quale si effettua l'opzione. Quello che davvero può essere decisivo
per l'insorgere di una reciproca simpatia è un muso e un corpo attraenti.
Per un muso e un corpo attraenti ognuno di noi è disposto a chiudere
uno o tutt'e due gli occhi su difetti sostanziali. Fino a quando non si è costretti
ad aprire gli occhi! Infatti superata la fase iniziale del rapporto perché questo
diventi stabile si richiedono altri fattori oltre all'attrattiva fisica. Comunque
nel gioco delle parti l'equivoco e il fraintendimento la fanno da padrone e
spesso solo dopo molti anni gli ultimi veli dell'illusione cadono lasciando
nuda e cruda la verità di una persona molto distante da quella che si
credeva.
D'altra parte il criterio dell'attrattiva fisica va traguardato nell'ottica
dell'autostima che si aveva al momento della scelta. Un abissale sentimento
di inferiorità può produrre scelte che un giorno, colmato in
qualche modo l'iniziale "abisso", ci possono apparire in tutta la
loro incomprensibilità, provocando la stessa sorpresa e lo stesso stupore
che provava Fantozzi al mattino quando scorgeva la moglie che gli dormiva accanto.
Nella scelta di un compagno per la vita dunque tendiamo a preferirne uno la
cui bellezza soddisfa l'autostima e l'immagine estetica che abbiamo di noi
stessi. Nel concetto di autostima entrano tanti elementi: oltre a quelli ovvi
di natura psicologica hanno un grosso peso la famiglia d'origine, il ruolo
lavorativo, la posizione economica. Le donne in particolare tengono d'occhio
oltre all'avvenenza, il potere. La storia politica recente del nostro Paese
ci dice che il potere, in tutte le sue forme, è un grande meccanismo
generatore di simpatia.
Quando proviamo simpatia per qualcuno tendiamo ad attribuirgli quello che di
positivo gli compete, ma anche molti pregi che in realtà non gli appartengono.
Chi ci piace diviene perciò stesso intelligente, capace, bravo, competente
ecc. E' quello che in psicologia sociale viene definito "effetto alone".
Se sei daccordo con me su un punto, allora sei valido e intelligente sotto
tanti altri aspetti. Se sei del mio stesso partito politico sei una persona
affidabile e degna di considerazione. Se sei un bravo attore sicuramente la
tua visione del mondo è degna di un pensatore. L'effetto alone è uno
dei più diffusi meccanismi che producono errori di giudizio e anche
disastrose scelte del partner. "Mi sono innamorato della sua voce... dell'attaccatura
dei suoi capelli... del suo modo disinvolto di indossare la minigonna... del
suo carattere metodico e preciso... della sua gentilezza e delle sue attenzioni...".
A volte bastano pochi secondi dal primo impatto e immediata scatta l'antipatia.
Il perché non è facile da racchiudere in una definizione. A volte
non riusciamo a ravvisare nulla che giustifichi l'antipatia; non una scortesia,
non una parola "rivelatrice", non qualcosa di poco lunsinghiero che
sappiamo di lui. Ma una ragione c'è sempre. Le cause dell'antipatia
a prima vista possono essere ricondotte a tre categorie.
Spesso quella persona ci ricorda qualcuno che ci è antipatico. Basta
una vaga somiglianza o un elemento insignificante come il tono della voce o
un'inflessione dialettale. E' molto facile che ci sia una trasfusione di antipatia
da una persona "colpevole" a una "innocente", attraverso
complessi meccanismi della memoria. La statura, la barba, il sorriso possono
richiamare esperienze antipatiche patite in passato. Tante volte è semplicemente
il nome. "Piacere, Alfredo...". Alfredo, esattamente come quel farabutto
che approfittò della mia amicizia. Certo, dopo il primo negativo impatto
altri elementi positivi possono ribaltare la primitiva impressione, ma ciò non
toglie che quella conoscenza parte un po' svantaggiata.
Altra situazione frequente è quando quella persona ci ricorda qualche
cosa che non approviamo in noi stessi. Un signore che è continuamente
alle prese con una sigaretta accesa, ci potrebbe ricordare il vizio che ci
ha afflitto per tanti anni e da cui solo recentemente e con fatica siamo usciti.
Quella signora che dice che è molto amica di una nostra parente con
cui da molti anni non corre buon sangue, ci ricorda periodi non lusinghieri
della nostra vita. Quello che nel passato ha costituito fatica, angoscia, trauma
giustamente lo vogliamo dimenticare e ovviamente non ci fa piacere che qualcuno
con la sua stessa presenza ce lo ricordi.
Ci risulta antipatico chi in qualche modo può costituire una minaccia
per la nostra stabilità e per la nostra sicurezza. Forse ci è capitato
la prima volta alla scuola elementare quando abbiamo avvertito antipatia per
quel compagno così bravo e corretto che ci ha rubato il primo posto
nella stima della maestra. Ugualmente sul posto di lavoro quel collega così efficiente
ci sta proprio sullo stomaco poiché rischia di insidiare il nostro ruolo
e il nostro prestigio faticosamente conquistati. La nuova vicina di casa così prestante
e appariscente ci appare subito odiosa e civetta poiché temiamo che
nostro marito possa metterle gli occhi sopra. A quella festa ci è risultato
insopportabile e pieno di arie quel ragazzo così brillante e spiritoso
che ha catalizzato l'attenzione delle ragazze che con fatica cercavamo di convogliare
su di noi. Può darsi che l'antipatia iniziale si stemperi e diventi
addirittura simpatia una volta rassicurato il nostro io concorrente, ma sta
di fatto che tante personalità insicure ed ombrose dividono l'umanità in
simpatici e antipatici sulla base di quest'unico e perdurante criterio. Il
timore di essere soppiantati, sminuiti, sottovalutati, trascurati, traditi,
derubati della nostra posizione conquistata a duro prezzo, è tale da
poter togliere la pace alla nostra esistenza. Gli altri talvolta ci appaiono
come possibili usurpatori capaci di mangiare il nostro cibo, di dormire nel
nostro letto, di copulare con il nostro consorte, di fare carriera al nostro
posto. All'apparire dell'usurpatore (perlopiù immaginario) scatta l'antipatia
a prima vista, e da questa (non si sa mai!) può derivare anche il delitto
contro la vita.
Sarebbe davvero auspicabile se al risveglio di una antipatia improvvisa riuscissimo
a inquadrarla nella sua vera dinamica. Ciò ci consentirebbe di far evaporare
buona parte di quel sentimento che non sempre ci fa onore. Capendo i nostri
sentimenti ci metteremmo sulla buona strada per capire di più noi stessi
e dunque per trovare le chiavi giuste per accedere a una più autentica
comunicazione con il nostro prossimo.
Domenico Iannetti
SONO POSSIBILI CONSULENZE TELEFONICHE CON IL DOTT.
IANNETTI PER I PROBLEMI DI COPPIA. PER INFORMAZIONI: info@studioiannetti.it
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