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ESSERE DONNA, ESSERE UOMO: OCCORRE
ANDARE AL DI LA' DEGLI STEREOTIPI.
Nei comportamenti di genere indubbiamente i condizionamenti
ambientali sono più forti dei geni. A un
anno di età sfido chiunque a distinguere
i comportamenti di un bambino e di una bambina.
Le somiglianze nei gesti, nel pianto, nel riso
sono predominanti nonostante gli stili educativi
differenziati siano stati già iniziati da
un pezzo. Però già all'età di
un anno il bambino è in grado di distinguere
una persona di sesso femminile da una di sesso
maschile, in quanto distingue benissimo la mamma
dal papà. Intorno ai diciotto mesi il bambino è in
grado di identificarsi come maschio o femmina anche
se non riesce a formalizzarne verbalmente il concetto.
A due anni il bambino sa benissimo a quale genere
appartiene e non riuscirebbe nessun tentativo di
convincerlo del contrario. Però a questa
età si ravvisa già una differenza:
il maschio è più orgoglioso di esserlo
rispetto alla femmina, segno che è già passata
una certa valutazione tipica del modo di percepire
dei familiari. Da indagini svolte da psicologi
dell'età evolutiva risulta che a tre anni
e mezzo su cento bambini maschi nessuno preferiva
essere femmina, mentre ben quindici bambine su
cento avrebbero preferito essere maschi. Non so
se nelle età successive queste percentuali
cambierebbero in un senso o nell'altro, ma ci rendiamo
conto che la famosa formulazione freudiana della "invidia
del pene" sebbene palesemente falsa un qualche
fondamento la doveva pur avere. A mano a mano che
il senso democratico della società cresce
le bambine che agognano ad essere dell'altro sesso
non possono che diminuire. Palesemente non esiste
alcuna logica che possa legittimamente attribuire
una superiorità di un sesso sull'altro,
poiché in tutte le cose la forza e la dominanza
dell'uno risiede esclusivamente nella debolezza
e nella sudditanza dell'altro.
Non c'è dubbio che i modelli di genere oggi sono più liberi e
meno rigidi di un tempo. I padri e le madri sono più indifferenziati
e intercambiabili di una volta, e questo oltre che un vantaggio può essere
fonte di qualche problema per i figli. Appropriarsi del proprio sesso biologico
una volta equivaleva ad appropriarsi del proprio destino, con la valenza di
inevitabilità che esso comporta. Oggi l'accento è posto di più sulla
costruzione e sulla progressiva acquisizione. Quello che avviene nella mente
di un individuo subito dopo la pubertà è di primaria importanza.
Quando non ci sono problemi il desiderio sessuale dell'adolescente si fa strada
senza indugi verso l'altro sesso ed allora il corollario di genere si sostanzia
in opportune condotte di corteggiamento e di seduzione. L'acquisizione della
reciprocità e dello scambio del piacere in questo caso è a portata
di mano. Tante volte l'adolescente deve percorrere una strada più lunga
e più impervia per assicurarsi una solida identità di genere.
Il gioco della "bisessualità" in cui i giovani maschi possono
esprimere degli aspetti femminili (non parlo solo dell'orecchino) e le preadolescenti
possono indulgere in tratti di mascolinità, non fa che prolungare il
cammino per arrivare all'una o l'altra sponda. Quelli che per ragioni anagrafiche
sono abituati ad aspetti di identità più definiti possono anche
scandalizzarsi, ma la realtà depone circa un cambiamento notevole rispetto
ai rigidi stereotipi del passato. Oggi essere maschio sempre più significa
l'impossibilità di riscuotere la rendita di posizione del passato. I
rapporti di potere tra i sessi non sono più quelli di una volta, per
cui il bambino che ha vissuto la crisi della transizione dei ruoli dei propri
genitori non può non risentirne nell'epoca dell'adolescenza in cui deve
fare i passi decisivi che gli faranno acquisire le competenze dell'età adulta.
A costo di attirarmi qualche antipatia debbo dire che non giova all'adolescente
un clima culturale che tende a dare la patente di normalità alle incertezze
e alle ambiguità in materia di identità sessuale. La vera normalità è una
sana eterosessualità, tutto il resto pur considerandolo con il massimo
di accettazione non può che essere problematico. I conflitti e le angosce
di giovani che avvertono desideri, fantasie e pensieri omosessuali devono poter
incontrare l'aiuto e il confronto con lo specialista davvero competente, per
non rischiare di perdersi in sentieri sbagliati che custodiscono l'insidia
del precipizio. Ugualmente hanno bisogno di un valido supporto gli insicuri,
i timidi e gli inibiti che possono prolungare l'immobilismo ben oltre i limiti
del tollerabile. Gustave Flaubert nel suo romanzo "Education sentimentale" (1869)
mette in campo un personaggio, Frédéric Moreau, che incarna la
debolezza e la mediocrità di chi consuma l'esistenza in sogni impotenti
che conducono a un avvilente, progressivo sfiorire. E' quello che succede quando
non si riesce perlopiù a causa dell'insicurezza a realizzare un legame
affettivo e sentimentale bilaterale.
Dicevamo che l'identità maschile e femminile si sviluppa sulla scorta
di spinte biologiche e di condizionamenti sociali. Dunque è ingannevole
l'idea che tutto proceda "naturalmente" fino alla piena acquisizione
dell'identità di genere. La verità è che questo avviene
per effetto di un complesso cammino. Nel concetto di identità di genere
viene comunemente implicato anche quello di identità di ruolo. L'essere
umano, nel momento in cui diviene socialmente partecipe, ha già dovuto
maturare al suo interno la scelta di essere uomo o di essere donna. Non è consentito
sostare in una localizzazione indefinita. Il ruolo cardine su cui si dispiegherà il
comportamento socialmente rilevante discende da quell'intima e immutabile scelta
di campo. L'identificazione sessuale comincia dal riconoscimento che i genitori
fanno alla nascita o ancor prima tramite ecografie ed amniocentesi. Già nell'atteggiamento
materno, che in modo più o meno consapevole si rapporta differenziatamente
con il maschio o con la femmina, c'è la radice della presa di coscienza
del sesso. Successivamente anche la figura paterna influenzerà il costituirsi
dell'identità sessuale. Quando il bambino intorno ai tre o quattro anni
avrà una sufficiente competenza linguistica l'identità di genere è già solida
e ben organizzata e a sua volta gioca un ruolo fondamentale per l'organizzazione
complessiva della personalità.
Si comprende dunque l'importanza della qualità del rapporto con i genitori
per il processo di costruzione dell'identità di genere. Tale interazione è a
sua volta condizionata massimamente dal tipo di relazione nella coppia genitoriale
e dal modo concreto in cui essa vive la competenza dei ruoli. Affermarsi come
maschio o femmina vuole dire rendere prioritario e privilegiare di volta in
volta il rapporto con l'una o con l'altra figura di genitore e dunque adottare
l'ottica fondamentale dell'identificazione o della contrapposizione. Nel processo
di costruzione dell'identità di genere è importante voler essere
come gli uomini e parallelamente non voler essere come le donne, e viceversa.
I padri, le madri, i fratelli, le sorelle, i nonni, gli zii e altre persone
significative dell'ambiente vengono secondo i casi presi a modello per voler
somigliare a loro, o identificati per volersi differenziare. E' cosi che si
assimilano o si rifiutano le caratteristiche che fanno l'appannaggio dell'uno
o dell'altro sesso.
L'identità sessuale è costituita come dicevamo oltre che dal
genere anche dal ruolo. L'identità di ruolo è la lettura sociale
più diretta dell'essere uomo o dell'essere donna. Dopo le acquisizioni
della prima infanzia che pongono i fondamenti dell'identità di genere
la società differenzia le aspettative e le richieste che soprattutto
negli anni dell'adolescenza divengono peculiari e distinte per gli uomini e
per le donne. Le relazioni amorose dopo i primi approcci sessuali, la nascita
dei figli e via via tutto quello che accade lungo lo svolgimento dell'esistenza
consacra i ruoli maschile e femminile che si affermano come specifici. L'abbigliamento
e i giochi, che nell'infanzia aiutavano a distinguere i due sessi, seguono
linee separate anche nell'età adulta, determinando anche una differenziazione
comportamentale. Del resto fin dall'infanzia i due sessi sono stati addestrati
ad esprimere in modo peculiare le proprie potenzialità psicologiche.
Per esempio i maschi sono stati condizionati a controllare di più le
espressioni emotive, come le femmine sono state abituate a sorvegliare le espressioni
di aggressività.
Nei processi di apprendimento dell'identità di ruolo conta poco ciò che
i genitori dicono e molto quello che essi fanno. Il grado di femminilità di
una madre e il modo in cui essa vive la relazione con il marito costituisce
la base su cui la figlia costruirà la propria femminilità e le
modalità relazionali con i maschi. L'identica cosa possiamo dire a proposito
del maschio. E' vero che tanti elementi extra-familiari concorrono soprattutto
in una società aperta come quella dei nostri giorni: la scuola, i gruppi,
la televisione, internet; ma il nostro essere uomo o donna, marito o moglie
non può prescindere dai ruoli incarnati dalle figure di attaccamento
primarie. Credo che chiunque si sia fidanzato o sposato si è convinto
sulla base di mille esperienze di essersi fidanzato o sposato anche (o soprattutto?)
con la famiglia del proprio partner.
Domenico Iannetti
SU QUESTI TEMI SONO POSSIBILI CONSULENZE TELEFONICHE
CON IL DOTT. IANNETTI. PER INFORMAZIONI: info@studioiannetti.it
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