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IL VAGINISMO NEI VARI QUADRI:
DAI FOSCHI FANTASMI DEL SESSO A UN ORIZZONTE APPARENTEMENTE
SERENO.
Il vaginismo è un chiudere le porte non
si sa per quale presagio di insidia, ma certamente
per autosfiducia. Forse non ci si sente di rispondere
alla vocazione di soggiacere sessualmente o forse
l'automatica reazione dell'amigdala è refrattaria
alla riduzione abituale per la palese mancanza
di causa.
La reazione di paura e di angoscia alla sola idea della penetrazione esita
in una contrazione muscolare riflessa, non coercibile dalla volontà,
dei muscoli circostanti la vagina. Tale reazione può avere un'ampia
gamma d'intensità sia al livello dello spasmo muscolare, sia all'eco
mentale che lo accompagna. Ci può essere l'evidenza di una personalità fobica
caratterizzata da tutto un firmamento di atteggiamenti evitativi, ma ci può essere
anche una donna che stenta a reperire in sé una pari reazione di "chiusura" in
altri aspetti del vivere. Un fatto è certo: il cervello emotivo è in
ogni caso il protagonista e il regista di tale reazione di spasmo. Naturalmente
il contorno relazionale ha grande importanza: palesemente una difficoltà erettile
del partner va considerata piuttosto come elemento conseguenziale che come
possibile concausa. Certamente un' insufficiente erezione ha un ruolo chiave
nella persistenza del problema e nella pratica impossibilità che la
coppia si tragga fuori dagli impacci da sola.
Non c'è dubbio che il vaginismo sia la causa preponderante dei matrimoni
senza coito. Anche in quei casi in cui lo spasmo non è così impedente
il fastidio e la non agevolezza dell'atto penetrativo portano invariabilmente
alla disaffezione e alla dismissione del rapporto sessuale. Il vaginismo è primario,
cioé si presenta più o meno percepito fin dai primi rapporti.
La secchezza delle mucose vaginali e il "forzare" i muscoli causa
dello spasmo può condurre a infiammazioni che rinfocolano e rendono
più reattivo il meccanismo di difesa.
La grande capacità espansiva della vagina (è il canale del parto)
non deve trarre in inganno sulla possibilità meccanica del vaginismo.
Infatti il terzo esterno della vagina è circondato da muscoli la cui
capacità contrattile costituisce in pratica uno sfintere. In particolare
il muscolo "elevatore dell'ano" ha una grande capacità "serrante" che
sperimentiamo nella nostra possibilità di trattenere le deiezioni vescicali
e intestinali. Ciò significa che il muscolo elevatore dell'ano oltre
ad essere "involontario" può rispondere anche al controllo
volontario. Esso circonda dunque oltre che la vagina, anche l'ano e l'uretra.
La contrattilità dei muscoli del "torchio" vaginale normalmente
modula durante il coito l'azione "manipolativa" sul pene accrescendo
il piacere del maschio. Nelle donne con vaginismo ogni possibilità di
modulazione è perduta essendo il muscolo costantemente contratto nei
contesti di una possibile penetrazione. Non c'è un attimo di distrazione
in quel misterioso, nevrotico "controllore" che permetta anche inopinatamente
di introdurre alcunché in vagina.
Frequentemente si ravvisa nella vaginismica un vissuto infantile ed adolescenziale
fatto di diffidenza e prevenzione nei confronti della sessualità. Più esattamente
la scarsa confidenza e un eccesso di sorveglianza si concentra nel proprio
essere donna. Il clima familiare e in particolare l'autopercezione e gli atteggiamenti
materni instillano nella piccola che cresce l'idea che la sessualità femminile
comporta invariabilmente pesanti rischi in relazione a una gravidanza indesiderata
(da nubile), a innamoramenti dell'uomo sbagliato, alla sofferenza e all'alea
della gravidanza e del parto. Così facilmente si può arrivare
a concepire la propria sessualità come un'interconnessione di colpa
e di rischi. Siccome il fulcro della ingannevole tagliola (fatta di piacere
e di successivi dolori) sta proprio nella penetrazione in quanto rende possibile
la gravidanza e meno agevole retrocedere da un rapporto sbagliato, è proprio
lì che si concentra la difesa. Ci pensa il muscolo elevatore a sprangare
l'accesso all'insidia esterna e siccome gli ordini che gli arrivano sono invariabilmente
di tale tenore, il muscolo per semplificare le cose si tiene ferreamente contratto
non appena la donna si toglie gli slip.
Qualche volta la paura di essere penetrata è legata a traumi subiti
in relazione a tentativi di violenza o a visite mediche che hanno portato spavento
e dolore. Più comunemente agisce l'idea, raccolta nelle varie affabulazioni
fuori e dentro casa, che la deflorazione è cruenta e dolorosa. Anche
il fatto che da un rapporto sessuale completo può derivare una gravidanza
può comportare un carico eccessivo di timori soprattutto in relazione
al parto, visto come un evento in cui si può rischiare, oltre che le
sofferenze, di perdere la vita.
Spesso all'atteggiamento fobico della donna si associa un partner pieno di
insicurezze e di inesperienza, che dà il suo buon contributo all'aggravamento
e alla perpetuazione del vaginismo. E' certamente questa la ragione per cui
i matrimoni bianchi arrivano all'osservazione dello specialista perlopiù dopo
molto tempo dall'inizio della relazione. Spesso si è convinti che l'iter
in cui si è impegnati risieda nell'alveo della perfetta normalità,
come se ogni coppia pagasse normalmente il dazio di mesi o anni di inconcludenza.
Il fatto è che alle prime difficoltà a penetrare il maschio perde
la convinzione e alla fine si avvilisce. Così diventa quasi inevitabile
qualche difficoltà legata all'erezione o alla precocità dell'eiaculazione.
Senza dire che gli atti sessuali basati sulla reciproca manipolazione, essendo
liberi dalla "censura" vaginismica, si accreditano, perlomeno inizialmente,
come "ugualmente" soddisfacenti. La verità è che da
tutt'e due i versanti ci si adagia in una posizione antalgica.
Non raramente ci si accorge tardi del vaginismo perché non si sono avuti,
per convinzione etica o per scelta religiosa, rapporti durante il fidanzamento.
Ciò conferma la regola dell'inesperienza da entrambi i versanti e la
facilità con cui si è erroneamente teorizzato che l'importante è l'amore
e non il sesso. La verità è che l'idea di poter fare benissimo
a meno della penetrazione, tanto ci si può amare in modo vario e piacevole
in mille altri modi, è invariabilmente destinata a naufragare. La coppia
che subisce la "confisca" del coito alla lunga scopre la propria
insoddisfazione. E non solo per l'insorgere prepotente del desiderio di maternità e
di paternità, ma per un intrinseco bisogno di completezza.
Il vaginismo, sebbene attenga alla donna e con essa va risolto, concettualmente è un
problema della coppia. Tanto è vero che una volta risolto il problema
principale, anche le difficoltà maschili trovano la strada della soluzione
senza eccessive difficoltà. Resta inteso che entrambi i partner devono
essere legati a una solida determinazione a voler risolvere i problemi. Dunque
bisogna arrivare in tempo, prima che si sfilacci la vaglia di restare insieme.
Quando l'intesa c'è e l'affetto è tenace si può vivere
fortemente l'accomunante motivazione a divenire genitori. In questi casi la
soluzione è più facile e il decorso più rapido. La scarsa
attrazione erotica, che probabilmente si è consolidata a causa della
lunga frustrazione, costituisce una difficoltà aggiuntiva in quanto
dopo aver ottenuto i primi importanti risultati si rischia un ritorno al passato
a causa dell'inazione sessuale della coppia.
La competenza nella risoluzione del vaginismo spetta al medico sessuologo.
Ma come abbiamo visto il problema ha aspetti molteplici tutti invariabilmente
riconducibili al mentale. Dunque in questo caso il sessuologo deve essere veramente
esperto del mentale, altrimenti rischia di non acquisire l'esatto intreccio
problematico sia all'interno che all'esterno dei protagonisti. Esiste un diffuso
vizio, che denota una buona dose di confusione di idee, per il quale si fanno
continui tentativi di affermare che la vera sostanza del mentale è biologica,
per cui l'ansia è biologica, le fobie sono biologiche, il cattivo carattere è biologico.
Palesemente il medico che pensa in tal modo è un "dilettante allo
sbaraglio" che se ne ha voglia dovrebbe fare qualche lettura che magari
lo porti ad avere un'infarinatura dell'ottima formulazione concettuale operata
da Popper ed Eccles. Dunque il mentale non può non essere biologico
e il biologico non può non essere mentale. Voler curare il vaginismo
con i farmaci è pura follia, e anche domani alla luce di nuove scoperte
sarà pura follia avere questo genere di pretese.
Se il muscolo elevatore dell'ano, in sparuti casi di vaginismo, fosse effettivamente
iperattivo per una caratteristica biologica, dovremmo spiegare allo stesso
modo i mal di testa muscolotensivi, la colite spastica o il bruxismo. Chi non
ha compreso davvero la dimensione dell'ansia o dell'emotività si può sbilanciare
fino a parlare di geni che ci rendono più o meno emotivi o più o
meno ansiosi. Il ruolo dell'ambiente va sempre criticamente considerato ma
guai a dire che i disturbi d'ansia, la depressione di qualunque tipo, gli stili
comportamentali di qualunque forma non siano preliminarmente determinati dalla
propria storia dopo la nascita. L'interazione tra geni e ambiente indubbiamente
c'è, ma va capito come c'è. Il medico dovrebbe avere sempre l'accortezza
di parlare delle cose che conosce veramente.
La sessualità umana, in tutti i suoi risvolti e in tutti i suoi addentellati, è incentrata
sul funzionamento complessivo della mente. Si può essere fobici per
i tuoni e si può essere fobici per la penetrazione vaginale; non si
può pretendere che uno specialista in ginecologia comprenda esattamente
il perché. Il fatto che diverse condizioni psicosomatiche siano associate
tra di loro depone ancora una volta per il ruolo egemonico della mente. E'
assurdo pensare che se la vaginismica presenta anche una stitichezza abituale,
ciò sia dovuto all'ipertonicità del muscolo elevatore dell'ano.
Il medico che afferma questo ha davvero scarsa dimistichezza con il panorama
abituale dei disturbi psicosomatici.
Prima di accingersi a iniziare una terapia per il vaginismo il medico dovrebbe
essere in grado di escludere una malformazione vulvare o la presenza di un
imene particolarmente fibroso e anelastico. Una visita ginecologica preliminare è senz'altro
opportuna, se non altro per acquisire il dato significativo dell'impossibilità di
eseguire la stessa.
Una visita ginecologica che si rivela di difficile attuazione può essere
tante volte l'occasione per scoprire un vaginismo. Ugualmente l'impossibilità di
usare i tamponi interni durante le mestruazioni, può mettere sull'avviso.
Una volta acquisita la certezza di un vaginismo bisogna rompere ogni indugio
e rivolgersi allo specialista. Questi non può essere un non medico con
tutto il rispetto per quelle figure professionali che si autodefiniscono sessuologi
senza aver acquisito una laurea in medicina. Bisogna infatti rimuovere le cause
psicologiche e avere nel contempo un quadro esatto della situazione organica.
La prescrizione di tutti gli esercizi "riabilitativi" non può prescindere
da una perfetta conoscenza anatomica e fisiologica che solo un medico specialista
può avere.
Il vaginismo si risolve molto bene e definitivamante a patto che si affrontino
correttamente le sue componenti casuali. Pretendere di risolvere il problema
senza risolvere l'ansia e le insicurezze che lo sottendono è velleitaria
aspirazione. La motivazione a risolvere da parte di entrambi i partner è fondamentale.
Infatti gli eventuali "fallimenti" della terapia sono dovuti al progressivo
disgregarsi della coppia come tale. Più rapidamente si affronta il problema
e più celeri sono i tempi per risolverlo. Infatti l'avvilimento che
consegue a una lunga frustrazione non sempre è di rapido smaltimento.
La possibilità di aver presente fin dall'inizio della terapia ciascun
aspetto causale e la professionalità del sessuologo che deve racchiudere
le competenze mediche e quelle psicoterapiche, sono i veri elementi predittivi
per una rapida e definitiva risoluzione del vaginismo.
Domenico Iannetti
SONO POSSIBILI CONSULENZE TELEFONICHE CON IL DOTT.
IANNETTI PER I PROBLEMI DI VAGINISMO. PER INFORMAZIONI: info@studioiannetti.it
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il sito: www.villaoasiperugia.it
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